La vera storia del lager di Fenestrelle..

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nerorosso
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Re: La vera storia del lager di Fenestrelle..

Messaggio da leggere da nerorosso » 21 giu 2019, 13:00

Rosanna ha scritto:
21 giu 2019, 12:23
Credo che chi sia vissuto da quelle parti ne sappia un po' di più di coloro che cercano di riprodurre gli eventi in chiave personale.
È nostro dovere rincorrere la verità..utilizzando anche la nostra capacità di onesta analisi e critica..


http://www.duesicilie.org/spip.php?article350
Articolo da rileggere perchè offre alcuni spunti di riflessione più approfondita.

Anche qui comunque ricorre il solito errore di mancato approfondimento "geografico", collocando Fenestrelle "a più di 2000 metri di altezza", mentre si tratta di una località di mezza montagna, sui 1100 metri. E il commettere un simile banale errore a mio parere depone male su tutto il resto…

PS
Conosco una persona che a Fenestrelle ci è nata, da genitori del posto, e tuttora ci vive. Forse i nativi, da racconti dei nonni tramandati in famiglia, potrebbero essere ancora in possesso di qualche conoscenza "in loco". Almeno in qualche "leggenda " di famiglia. Proverò a sentire se be sa qualcosa….
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Rosanna
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Re: La vera storia del lager di Fenestrelle..

Messaggio da leggere da Rosanna » 21 giu 2019, 13:07

nerorosso ha scritto:
21 giu 2019, 13:00
Rosanna ha scritto:
21 giu 2019, 12:23
Credo che chi sia vissuto da quelle parti ne sappia un po' di più di coloro che cercano di riprodurre gli eventi in chiave personale.
È nostro dovere rincorrere la verità..utilizzando anche la nostra capacità di onesta analisi e critica..


http://www.duesicilie.org/spip.php?article350
Articolo da rileggere perchè offre alcuni spunti di riflessione più approfondita.

Anche qui comunque ricorre il solito errore di mancato approfondimento "geografico", collocando Fenestrelle "a più di 2000 metri di altezza", mentre si tratta di una località di mezza montagna, sui 1100 metri. E il commettere un simile banale errore a mio parere depone male su tutto il resto…

PS
Conosco una persona che a Fenestrelle ci è nata, da genitori del posto, e tuttora ci vive. Forse i nativi, da racconti dei nonni tramandati in famiglia, potrebbero essere ancora in possesso di qualche conoscenza "in loco". Almeno in qualche "leggenda " di famiglia. Proverò a sentire se be sa qualcosa….
Sarebbe l'ideale..

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nerorosso
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Re: La vera storia del lager di Fenestrelle..

Messaggio da leggere da nerorosso » 21 giu 2019, 13:57

heyoka ha scritto:
21 giu 2019, 12:51
nerorosso ha scritto:
21 giu 2019, 0:30
Fermo restando che, come detto nei post precedenti, il forte di Fenestrelle non ha le dimensioni per fingere da "campo di concentramento per migliaia di persone", finalmente qualcuno che dice la cosa giusta sul luogo fisico. Ovvero dopo aver letto un mare di cazzate sul fatto che dovrebbe essere un luogo "a oltre 2000 metri slm", finalmente qualcuno che dice le cose come stanno, che il forte sta a "circa 1200 metri slm"…

Come detro più sopra, per conoscere il luogo, la fortificazione si estende all'incirca tra i 1000 e i 1400/1500 metri slm, e le porzioni "abitabili" stanno a circa 1150/1200…

http://www.lindipendenzanuova.com/fenes ... accontata/
Ma Fenestrelle non era stato usato come campo di concentramento ma come campo di STERMINIO.
Un buon 10 % probabilmente moriva prima di arrivarci, visto che a marcie forzate senza acqua e cibo dal meridione al Piemonte era dura arrivarci vivi.
Il 90% che ce la faceva, in quelle condizioni e sempre senza acqua e cibo con l' aggiunta di dover dormire al freddo a 1500 metri di altitudine d' inverno e con qualche misero straccio addosso di certo non potevano campare a lungo, come invece è capitato agli Ebrei rinchiusi ad Auschwitz.
Questa è una TUA Idea heyoka.

Io continuo a sostenere che non ci fu deliberata volontà di sterminio, ma come ha detto anche sempreasinistra, quelle erano le condizioni comuni dell'epoca. Del resto ancora oggi cadere prigionieri di guerra in mani nemiche non è certo una garanzia di incolumità.
Ne sanno qualcosa i detenuti di Abu Ghraib così come i prigionieri della guerra Iran/Iraq… e parliamo degli anni '80 del XX secolo nel secondo caso… E in tutto questo il ruolo del forte di Fenestrelle è tutt'altro che chiaro.

PS
Devo contattare un mio conoscente, nato e cresciuto e tuttora abitante proprio a Fenestrelle. Forse a lui, magari dai racconti dei nonni, qualcosa è arrivato sui supposti fatti di quel luogo.
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Re: La vera storia del lager di Fenestrelle..

Messaggio da leggere da heyoka » 21 giu 2019, 14:27

Rosanna ha scritto:
21 giu 2019, 13:07
nerorosso ha scritto:
21 giu 2019, 13:00
Rosanna ha scritto:
21 giu 2019, 12:23
Credo che chi sia vissuto da quelle parti ne sappia un po' di più di coloro che cercano di riprodurre gli eventi in chiave personale.
È nostro dovere rincorrere la verità..utilizzando anche la nostra capacità di onesta analisi e critica..


http://www.duesicilie.org/spip.php?article350
Articolo da rileggere perchè offre alcuni spunti di riflessione più approfondita.

Anche qui comunque ricorre il solito errore di mancato approfondimento "geografico", collocando Fenestrelle "a più di 2000 metri di altezza", mentre si tratta di una località di mezza montagna, sui 1100 metri. E il commettere un simile banale errore a mio parere depone male su tutto il resto…

PS
Conosco una persona che a Fenestrelle ci è nata, da genitori del posto, e tuttora ci vive. Forse i nativi, da racconti dei nonni tramandati in famiglia, potrebbero essere ancora in possesso di qualche conoscenza "in loco". Almeno in qualche "leggenda " di famiglia. Proverò a sentire se be sa qualcosa….
Sarebbe l'ideale..
Sono passati 170 anni da allora.
Pensa che molti abitanti di Pontelanfolfo e Casalduni di oggi, manco sapevano che i loro due paesi erano stati rasi al suolo in quello stesso periodo e i loro abitanti sgozzati in piena notte come maiali dalla soldataglia Sabauda che prima aveva pensato bene di violentare le donne e le bambine.
Nemmeno il nostro studiosisdimo storico della sottomutua aveva MAI letto di quel MASSACRO NAZISTA Compiuto dai Risorgimentali Soldati Sabaudi.
Se penso che appena 30 giorni fa, trovandomi alla stazione fs di Mirandola con mio grande stupore ho appurato che su SEI studenti universitari di quella cittadina modenese, NESSUNO aveva mai sentito nominare PICO DELLA MIRANDOLA, come potete sperare che qualche nipote di qualche nipote di qualcuno che ha vissuto a Fenestrelle nel 1860 possa aver sentito qualcosa.
Io mi fido di STUDIOSI seri come i Gesuiti che in quel tempo hanno narrato del sistema NAZISTA usato dai Sabaudi per annientare la RESISTENZA dei meridionali al colonialismo Sabaudo.

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Re: La vera storia del lager di Fenestrelle..

Messaggio da leggere da heyoka » 21 giu 2019, 14:32

Per usare un altro termine di paragone sul come viene manipolata la memoria basta ricordare che OGGI, in piena era internet Tiana, ci sono MILIONI DI TROTONI Italioti convinti che la Lega di Bossi abbia rubato 49 milioni di Euro.

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Re: La vera storia del lager di Fenestrelle..

Messaggio da leggere da heyoka » 21 giu 2019, 15:01

Però nel '800 diciamo che davanti ad una rivolta nessuno rispondeva coi guanti di seta.
Caro Bakunin, anche nel' 900 nessuno rispondeva coi guanti di seta davanti ad una rivolta.
Fossero Cileni o Vietnamiti che si rivoltavano contro gli Americani oppure Ungheresi/Cecoslovacchi/Polacchi che si rivoltavano contro i Compagni Russi, o i Tibetani che si rivoltavano contro i Compagni Cinesi.
E non capisco perché gli storici della sottomutua come te, si rivoltando solo contro i soprusi compiuti dai Nazifascisti nel 1943/45.
Qualcuno parla di Misteri della Fede. :mrgreen:

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Re: La vera storia del lager di Fenestrelle..

Messaggio da leggere da Rosanna » 21 giu 2019, 15:52

https://cronologia.leonardo.it/storia/a1863b.htm

la storia vista da un'altra parte (per cercare di capire)

Dopo l' "invenzione" del "contrassegno per marchiare gli ebrei con un panno sulla spalla" (vedi AMEDEO VIII DI SAVOIA) - quindi un precursore dello "antisemitismo" hitleriano - nel 1863 un altro sabaudo inventava i "lager", e le "vasche di calce" per scioglierci dentro i cadaveri dei reclusi soccombenti borbonici.

1863 - cronologia di un anno infame

la pulizia etnica piemontese
I LAGER SABAUDI

IL TALLONE DI FERRO DEI SAVOIA - Dopo la conquista del Sud, 5212 condanne a morte.
Prigionieri e ribelli puniti con decreti e una legge del 1863

MIGLIAIA DI SOLDATI BORBONICI
DEPORTATI NEI LAGER DEL NORD




Il "lager" di Fenestrelle. La ciclopica sabauda cortina bastionata



Cinquemiladuecentododici condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti. Queste le cifre della repressione consumata all'indomani dell'Unità d'Italia dai Savoia. La prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle popolazioni meridionali dettata dalla Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti del 15 agosto 1863 "… per la repressione del brigantaggio nel Meridione"[1].


Questa legge istituiva, sotto l'egida savoiarda, tribunali di guerra per il Sud ed i soldati ebbero carta bianca, le fucilazioni, anche di vecchi, donne e bambini, divennero cosa ordinaria e non straordinaria. Un genocidio la cui portata è mitigata solo dalla fuga e dall'emigrazione forzata, nell'inesorabile comandamento di destino: "O briganti, o emigranti".

Lemkin, che ha definito il primo concetto di genocidio, sosteneva: "… genocidio non significa necessariamente la distruzione immediata di una nazione…esso intende designare un piano coordinato di differenti azioni miranti a distruggere i fondamenti essenziali della vita dei gruppi nazionali. Obiettivi di un piano siffatto sarebbero la disintegrazione delle istituzioni politiche e sociali, della cultura, della lingua, dei sentimenti nazionali, della religione e della vita economica dei gruppi nazionali e la distruzione della sicurezza personale, della libertà, della salute, della dignità e persino delle vite degli individui…non a causa delle loro qualità individuali, ma in quanto membri del gruppo nazionale".

Deportazioni, l'incubo della reclusione, persecuzione della Chiesa cattolica, profanazioni dei templi, fucilazioni di massa, stupri, perfino bambine (figlie di "briganti") costretti ai ferri carcerari.
Una pagina non ancora scritta è quella relativa alle carceri in cui furono rinchiusi i soldati "vinti". Il governo piemontese dovette affrontare il problema dei prigionieri, 1700 ufficiali dell'esercito borbonico (su un giornale satirico dell'epoca era rappresentata la caricatura dell'esercito borbonico: il soldato con la testa di leone, l'ufficiale con la testa d'asino, il generale senza testa) e 24.000 soldati, senza contare quelli che ancora resistevano nelle fortezze di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto.

Ma il problema fu risolto con la boria del vincitore, non con la pietas che sarebbe stata più utile, forse necessaria. Un primo tentativo di risolvere il problema ci fu con il decreto del 20 dicembre 1860, anche se le prime deportazioni dei soldati duosiciliani incominciarono già verso ottobre del 1860, in quanto la resistenza duosiciliana era iniziata con episodi isolati e non coordinati nell'agosto del 1860, dopo lo sbarco dei garibaldini e dalla stampa fu presentata come espressione di criminalità comune. Il decreto chiamava alle armi gli uomini che sarebbero stati di leva negli anni dal 1857 al 1860 nell'esercito delle Due Sicilie, ma si rivelò un fallimento. Si presentarono solo 20.000 uomini sui previsti 72.000; gli altri si diedero alla macchia e furono chiamati "briganti". (nel '43, dopo l'8 settembre, accadde quasi la stessa cosa, ma dato che vinsero (gli anglo-americani) la lotta la chiamarono di "resistenza" , e gli uomini "partigiani". Ndr.)

A migliaia questi uomini furono concentrati dei depositi di Napoli o nelle carceri, poi trasferiti con il decreto del 20 gennaio 1861, che istituì "Depositi d'uffiziali d'ogni arma dello sciolto esercito delle Due Sicilie".
La Marmora ordinò ai procuratori di "non porre in libertà nessuno dei detenuti senza l'assenso dell'esercito".
Per la maggior parte furono stipati nelle navi peggio degli animali (anche se molti percorsero a piedi l'intero tragitto) e fatti sbarcare a Genova, da dove, attraversando laceri ed affamati la via Assarotti, venivano smistati in vari campi di concentramento istituiti a Fenestrelle, S. Maurizio Canavese, Alessandria, nel forte di S. Benigno in Genova, Milano, Bergamo, Forte di Priamar presso Savona, Parma, Modena, Bologna, Ascoli Piceno ed altre località del Nord.

Presso il Forte di Priamar fu relegato l'aiutante maggiore Giuseppe Santomartino, che difendeva la fortezza di Civitella del Tronto. Alla caduta del baluardo abruzzese, Santomartino fu processato dai (vincitori) Piemontesi e condannato a morte. In seguito alle pressioni dei francesi la condanna fu commutata in 24 anni di carcere da scontare nel forte presso Savona. Poco dopo il suo arrivo, una notte, fu trovato morto, lasciando moglie e cinque figli. Si disse che aveva tentato di fuggire. Un esempio di morte sospetta su cui non fu mai aperta un'inchiesta per accertare le vere cause del decesso.

In quei luoghi, veri e propri lager, ma istituiti per un trattamento di "correzione ed idoneità al servizio", i prigionieri, appena coperti da cenci di tela, potevano mangiare una sozza brodaglia con un po' di pane nero raffermo, subendo dei trattamenti veramente bestiali, ogni tipo di nefandezze fisiche e morali. Per oltre dieci anni, tutti quelli che venivano catturati, oltre 40.000, furono fatti deliberatamente morire a migliaia per fame, stenti, maltrattamenti e malattie.

Quelli deportati a Fenestrelle [2], fortezza situata a quasi duemila metri di altezza, sulle montagne piemontesi, sulla sinistra del Chisone, ufficiali, sottufficiali e soldati (tutti quei militari borbonici che non vollero finire il servizio militare obbligatorio nell'esercito sabaudo, tutti quelli che si dichiararono apertamente fedeli al Re Francesco II, quelli che giurarono aperta resistenza ai piemontesi) subirono il trattamento più feroce.

Fenestrelle (nella foto di apertura) più che un forte, era un insieme di forti, protetti da altissimi bastioni ed uniti da una scala, scavata nella roccia, di 4000 gradini. Era una ciclopica cortina bastionata cui la naturale asperità dei luoghi ed il rigore del clima conferivano un aspetto sinistro. Faceva tanto spavento come la relegazione in Siberia. I detenuti tentarono anche di organizzare una rivolta il 22 agosto del 1861 per impadronirsi della fortezza, ma fu scoperta in tempo ed il tentativo ebbe come risultato l'inasprimento delle pene con i più costretti con palle al piede da 16 chili, ceppi e catene.

Erano stretti insieme assassini, sacerdoti, giovanetti, vecchi, miseri popolani e uomini di cultura. Senza pagliericci, senza coperte, senza luce. Un carcerato venne ucciso da una sentinella solo perché aveva proferito ingiurie contro i Savoia. Vennero smontati i vetri e gli infissi per rieducare con il freddo i segregati. Laceri e poco nutriti era usuale vederli appoggiati a ridosso dei muraglioni, nel tentativo disperato di catturare i timidi raggi solari invernali, ricordando forse con nostalgia il caldo di altri climi mediterranei.

Spesso le persone imprigionate non sapevano nemmeno di cosa fossero accusati ed erano loro sequestrati tutti i beni. Spesso la ragione per cui erano stati catturati era proprio solo per rubare loro il danaro che possedevano. Molti non erano nemmeno registrati, sicché solo dopo molti anni venivano processati e condannati senza alcuna spiegazione logica.

Pochissimi riuscirono a sopravvivere: la vita in quelle condizioni, anche per le gelide temperature che dovevano sopportare senza alcun riparo, non superava i tre mesi. E proprio a Fenestrelle furono vilmente imprigionati la maggior parte di quei valorosi soldati che, in esecuzione degli accordi intervenuti dopo la resa di Gaeta, dovevano invece essere lasciati liberi alla fine delle ostilità.
Dopo sei mesi di eroica resistenza dovettero subire un trattamento infame che incominciò subito dopo essere stati disarmati, venendo derubati di tutto e vigliaccamente insultati dalle truppe piemontesi.

La liberazione avveniva solo con la morte ed i corpi (non erano ancora in uso i forni crematori) venivano disciolti nella calce viva collocata in una grande vasca situata nel retro della chiesa che sorgeva all'ingresso del Forte. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo, affinché non restassero tracce dei misfatti compiuti. Ancora oggi, entrando a Fenestrelle, su un muro è ancora visibile l'iscrizione: "Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce".
(ricorda molto la scritta dei lager nazisti "

Non era più gradevole il campo impiantato nelle "lande di San Martino" presso Torino per la "rieducazione" dei militari sbandati, rieducazione che procedeva con metodi di inaudita crudeltà. Così, in questi luoghi terribili, i fratelli "liberati", maceri, cenciosi, affamati, affaticati, venivano rieducati e tormentati dai fratelli "liberatori".

Altre migliaia di "liberati" venivano confinati nelle isole, a Gorgonia, Capraia, Giglio, all'Elba, Ponza, in Sardegna, nella Maremma malarica. Tutte le atrocità che si susseguirono per anni sono documentate negli Atti Parlamentari, nelle relazioni delle Commissioni d'Inchiesta sul Brigantaggio, nei vari carteggi parlamentari dell'epoca e negli Archivi di Stato dei capoluoghi dove si svolsero i fatti.

Francesco Proto Carafa, duca di Maddaloni, sosteneva in Parlamento: "Ma che dico di un governo che strappa dal seno delle famiglie tanti vecchi generali, tanti onorati ufficiali solo per il sospetto che nutrissero amore per il loro Re sventurato, e rilegagli a vivere nelle fortezze di Alessandria ed in altre inospitali terre del Piemonte…Sono essi trattati peggio che i galeotti. Perché il governo piemontese abbia a spiegar loro tanto lusso di crudeltà? Perché abbia a torturare con la fame e con l'inerzia e la prigione uomini nati in Italia come noi?".

Ma della mozione presentata non fu autorizzata la pubblicazione negli Atti Parlamentari, vietandosene la discussione in aula [3]. Il generale Enrico Della Rocca, che condusse l'assedio di Gaeta, nella sua autobiografia riporta una lettera alla moglie, in cui dice: "Partiranno, soldati ed ufficiali, per Napoli e Torino...", precisando, a proposito della resa di Capua, "...le truppe furono avviate a piedi a Napoli per essere trasportate in uno dei porti di S.M. il Re di Sardegna. Erano 11.500 uomini" [4].

Alfredo Comandini, deputato mazziniano dell'età giolittiana, che compilò "L'Italia nei Cento Anni (1801-1900) del secolo XIX giorno per giorno illustrata", riporta un'incisione del 1861, ripresa da "Mondo Illustrato" di quell'anno, raffigurante dei soldati borbonici detenuti nel campo di concentramento di S. Maurizio, una località sita a 25 chilometri da Torino. Egli annota che, nel settembre del 1861, quando il campo fu visitato dai ministri Bastogi e Ricasoli, erano detenuti 3.000 soldati delle Due Sicilie e nel mese successivo erano arrivati a 12.447 uomini.

Il 18 ottobre 1861 alcuni prigionieri militari e civili capitolati a Gaeta e prigionieri a Ponza scrissero a Biagio Cognetti, direttore di "Stampa Meridionale", per denunciare lo stato di detenzione in cui versavano, in palese violazione della Capitolazione, che prevedeva il ritorno alle famiglie dei prigionieri dopo 15 giorni dalla caduta di Messina e Civitella del Tronto ed erano già trascorsi 8 mesi. Il 19 novembre 1861 il generale Manfredo Fanti inviava un dispaccio al Conte di Cavour chiedendo di noleggiare all'estero dei vapori per trasportare a Genova 40.000 prigionieri di guerra. Cavour così scriveva al luogotenente Farini due giorni dopo: "Ho pregato La Marmora di visitare lui stesso i prigionieri napoletani che sono a Milano", ammettendo, in tal modo, l'esistenza di un altro campo di prigionia situato nel capoluogo lombardo per ospitare soldati napoletani.

Questa la risposta del La Marmora: "…non ti devo lasciar ignorare che i prigionieri napoletani dimostrano un pessimo spirito. Su 1600 che si trovano a Milano non arriveranno a 100 quelli che acconsentono a prendere servizio. Sono tutti coperti di rogna e di verminia…e quel che è più dimostrano avversione a prendere da noi servizio. Jeri a taluni che con arroganza pretendevano aver il diritto di andare a casa perché non volevano prestare un nuovo giuramento, avendo giurato fedeltà a Francesco Secondo, gli rinfacciai altamente che per il loro Re erano scappati, e ora per la Patria comune, e per il Re eletto si rifiutavano a servire, che erano un branco di car…che avessimo trovato modo di metterli alla ragione".

Le atrocità commesse dai Piemontesi si volsero anche contro i magistrati, i dipendenti pubblici e le classi colte, che resistettero passivamente con l'astensione ai suffragi elettorali e la diffusione ad ogni livello della stampa legittimista clandestina contro l'occupazione savoiarda. Particolarmente eloquente è anche un brano tratto da Civiltà Cattolica: "Per vincere la resistenza dei prigionieri di guerra, già trasportati in Piemonte e Lombardia, si ebbe ricorso ad un espediente crudele e disumano, che fa fremere. Quei meschinelli, appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda, furono fatti scortare nelle gelide casematte di Fenestrelle e d'altri luoghi posti nei più aspri luoghi delle Alpi. Uomini nati e cresciuti in clima sì caldo e dolce, come quello delle Due Sicilie, eccoli gittati, peggio che non si fa coi negri schiavi, a spasimare di fame e di stento per le ghiacciaie".

Ancora possiamo leggere dal diario del soldato borbonico Giuseppe Conforti, nato a Catanzaro il 14.3.1836 (abbreviato per amor di sintesi): "Nella mia uscita fu principio la guerra del 1860, dopo questa campagna che per aver tradimenti si sono perduto tutto e noi altri povere soldati manggiando erba dovettimo fuggire, aggiunti alla provincia della Basilicata sortí un prete nemico di Dio e del mondo con una porzione di quei giudei e ci voleva condicendo che meritavamo di essere uccisi per la federtà che avevamo portato allo notro patrone. Ci hanno portato innanzi a un carnefice Piemontesa condicendo perché aveva tardato tanto ad abbandonare quell'assassino di Borbone. Io li sono risposto che non poteva giammai abbandonarlo perché aveva giurato fedeltà a lui e lui mi à ditto che dovevo tornare indietro asservire sotto la Bandiera d' Italia. Il terzo giorno sono scappato, giunto a Girifarchio dove teneva mio fratello sacerdote vedendomi redutto a quello misero stato e dicendo mal del mio Re io li risposi che il mio Re no aveva colpa del nostri patimenti che sono stato le nostri soperiori traditori; siamo fatto questioni e lo sono lasciato".
"Allo mio paese sono stato arrestato e dopo 7 mesi di scurre priggione mi anno fatto partire per il Piemonte. Il 15 gennaio del 1862 ci anno portato affare il giuramento, in quello stesso anno sono stato 3 volte all'ospidale e in pregiona a pane e accua. Principio del 1863 fuggito da sotto le armi di vittorio, il 24 sono giunto in Roma, il giorno 30 sono andato alludienza del mio desiderato e amato dal Re', Francesco 2 e li ò raccontato tutti i miei ragioni"[5].


Vittorio Emanuele II, il re vittorioso...

...e Francesco II, il re vinto, nella fortezza di Gaeta


Un ulteriore passo avanti nella studio di questa fase poco "chiara" del post unificazione è stato fatto recentemente, quando un ricercatore trovò dei documenti presso l'Archivio Storico del Ministero degli Esteri attestanti che, nel 1869, il governo italiano voleva acquistare un'isola dall'Argentina per relegarvi i soldati napoletani prigionieri, quindi dovevano essere ancora tanti [6].
Questi uomini del Sud finirono i loro giorni in terra straniera ed ostile, certamente con il commosso ricordo e la struggente nostalgia della Patria lontana. Molti di loro erano poco più che ragazzi [7].

Era la politica della criminalizzazione del dissenso, il rifiuto di ammettere l'esistenza di valori diversi dai propri, il rifiuto di negare ai "liberati" di credere ancora nei valori in cui avevano creduto. I combattenti delle Due Sicilie, i soldati dell'ex esercito borbonico ed i tanti civili detenuti nei "lager dei Savoia", uomini in gran parte anonimi per la pallida memoria che ne è giunta fino a noi, vissero un eroismo fatto di gesti concreti, ed in molti casi ordinari, a cui non è estraneo chiunque sia capace di adempiere fedelmente il proprio compito fino in fondo, sapendo opporsi ai tentativi sovvertitori, con la libertà interiore di chi non si lascia asservire dallo "spirito del tempo".

STEFANIA MAFFEO

NOTE

[1] Legge Pica:
" Art.1: Fino al 31 dicembre nelle province infestate dal brigantaggio, e che tali saranno dichiarate con decreto reale, i componenti comitiva, o banda armata composta almeno di tre persone, la quale vada scorrendo le pubbliche strade o le campagne per commettere crimini o delitti, ed i loro complici, saranno giudicati dai tribunali militari;
Art.2: I colpevoli del reato di brigantaggio, i quali armata mano oppongono resistenza alla forza pubblica, saranno puniti con la fucilazione;
Art.3: Sarà accordata a coloro che si sono già costituiti, o si costituiranno volontariamente nel termine di un mese dalla pubblicazione della presente legge, la diminuzione da uno a tre gradi di pena;
Art.4: Il Governo avrà inoltre facoltà di assegnare, per un tempo non maggiore di un anno, un domicilio coatto agli oziosi, ai vagabondi, alle persone sospette, secondo la designazione del Codice Penale, nonché ai manutengoli e camorristi;
Art.5: In aumento dell'articolo 95 del bilancio approvato per 1863 è aperto al Ministero dell'Interno il credito di un milione di lire per sopperire alle spese di repressione del brigantaggio. (Fonte: Atti parlamentari. Camera dei Deputati)
[2] Il luogo non era nuovo a situazioni del genere perché già Napoleone se ne era servito per detenervi i prigionieri politici ed un illustre napoletano, Don Vincenzo Baccher, il padre degli eroici fratelli realisti fucilati dalla Repubblica Partenopea il 13 giugno del 1799, che vi aveva passato 9 anni, dal 1806 al 1815, tornando a Napoli alla venerabile età di 82 anni.
[3] Giovanni De Matteo, Brigantaggio e Risorgimento - legittimisti e briganti tra i Borbone ed i Savoia, Guida Editore, Napoli, 2000.
[4] Questa informazione e tutte le seguenti sono state reperite nei saggi "I campi di concentramento", di Francesco Maurizio Di Giovine, nella rivista L'Alfiere, Napoli, novembre 1993, pag. 11 e "A proposito del campo di concentramento di Fenestrelle", dello stesso autore, pubblicato su L'Alfiere, dicembre 2002, pag. 8.
[5] Fulvio Izzo, I Lager dei Savoia, Controcorrente, Napoli 1999.
[6] S. Grilli, Cayenna all'italiana, Il Giornale, 22 marzo 1997.
[7] Sul sito www.duesicilie.org/Caduti.html è possibile ritrovare i nomi, con data di nascita e provenienza di alcuni martiri di Fenestrelle, nel periodo compreso tra il 1860 ed il 1865. Erano poco più che ragazzi: il più giovane aveva 22 anni, il più vecchio 32.

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Sempreasinistra

Re: La vera storia del lager di Fenestrelle..

Messaggio da leggere da Sempreasinistra » 21 giu 2019, 16:30

Io continuo a leggere un tragico uso erroneo di vocaboli, senza accorgersi di questo errore per me è difficile trovare obiettività in chi sostiene la storia dei lager/campi di sterminio.

CONQUISTA PIEMONTESE DEL SUD

Secondo un lessico puramente militare conquista vuol dire che io parto da punto A e arrivo a punto B con l'esercito allo scopo materiale di catturare un luogo o una regione.

Ma non è quanto è accaduto ai tempi nel sud Italia.

Parlare di conquista piemontese del Mezzogiorno è erroneo. Nessun esercito piemontese è andato al sud prima del 1861.

Il sud è stato liberato dall'azione di Garibaldi, noto repubblicano e dunque non di certo sostenitore della monarchia. E quando Garibaldi è arrivato nel meridione ha avuto dalla sua non solo i mille uomini, ma anche moltissimi abitanti in loco che lo hanno supportato o si sono ribellate alle truppe borboniche.

Questo vuol dire che il sud si è conquistato da solo. Tra essere garibaldini o essere ancora fedeli borbonici i popoli meridionali hanno scelto di essere garibaldini e scacciare i Borbone.
I Savoia con le armi sono arrivate quando Napoli e gran parte del Regno delle Due Sicilie erano già state di fatto conquistate.

L'intervento che ha eventualmente portato forse a Fenestrelle si colloca dopo il 1861, nel mezzo della questione brigantaggio.

E mi dispiace dirlo ma i Savoia in quel momento hanno pieno diritto di usare il pugno di ferro su un territorio appartenente al loro regno. Sono stati dichiarati re d'Italia e sull'Italia agiscono con ogni mezzo.

L'errore di fondo in questa discussione è unire la Spedizione dei Mille, garibaldina e non sabauda, con il brigantaggio facendo un generale minestrone.

I Savoia non hanno conquistato proprio nulla. Si sono trovati le regioni meridionali e le hanno organizzate una volta divenute sovrani di quel territorio.

Si può e si deve discutere su ogni eventuale esagerazione o forza bruta usata.

Ma non si può assolutamente mischiare tutto quanto, perché esistono fasi e protagonisti ben distinti e che rendono quel sud conquistato dal Piemonte un affermazione errata storica.

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heyoka
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Re: La vera storia del lager di Fenestrelle..

Messaggio da leggere da heyoka » 21 giu 2019, 17:13

Secondo un lessico puramente militare conquista vuol dire che io parto da punto A e arrivo a punto B con l'esercito allo scopo materiale di catturare un luogo o una regione.

Ma non è quanto è accaduto ai tempi nel sud Italia.

Parlare di conquista piemontese del Mezzogiorno è erroneo. Nessun esercito piemontese è andato al sud prima del 1861.

Il sud è stato liberato dall'azione di Garibaldi, noto repubblicano e dunque non di certo sostenitore della monarchia. E quando Garibaldi è arrivato nel meridione ha avuto dalla sua non solo i mille uomini, ma anche moltissimi abitanti in loco che lo hanno supportato o si sono ribellate alle truppe borboniche.

Questo vuol dire che il sud si è conquistato da solo. Tra essere garibaldini o essere ancora fedeli borbonici i popoli meridionali hanno scelto di essere garibaldini e scacciare i Borbone.
I Savoia con le armi sono arrivate quando Napoli e gran parte del Regno delle Due Sicilie erano già state di fatto conquistate.
Certo che devi essere uno Storico sopraffino se pensi che un avventuriero Repubblicano parta da un porto Ligure, perciò SABAUDO, con due barchette e 1000 persone, attraversi tutto il Tirreno e sbarchi a Marsala, senza avere il consenso dei SAVOIA e dei Poteri Forti Francesi ed Inglesi.
Un Repubblicano che si avventura per togliere una MONARCHIA ITALIANA per poi regalarla ad UNA Monarchia Francese.
Ti ricordo Bakunin che 90 anni dopo lo sbarco in Sicilia di Garibaldi ci fu un' altro sbarco per conquistare la Sicilia e quindi tutta Italia.
E anche in quel secondo sbarco sappiamo TUTTI che furono fatti molti accordi, anche in SOLDONI, per avere il via libera allo sbarco e il successivo appoggio logistico.
E non penso che Garibaldi avesse tutta quella possibilità finanziaria per comperare la Mafia.
Se posso darti un consiglio dovresti leggere meno libri di catechismo e allenare le meningi a ragionare di più.

Sempreasinistra

Re: La vera storia del lager di Fenestrelle..

Messaggio da leggere da Sempreasinistra » 21 giu 2019, 18:06

heyoka ha scritto:
21 giu 2019, 17:13
Certo che devi essere uno Storico sopraffino se pensi che un avventuriero Repubblicano parta da un porto Ligure, perciò SABAUDO, con due barchette e 1000 persone, attraversi tutto il Tirreno e sbarchi a Marsala, senza avere il consenso dei SAVOIA e dei Poteri Forti Francesi ed Inglesi.
Mi sfugge perché dovrebbe avere il consenso, visto che la navigazione nel Mediterraneo è sempre stata libera.

Oltre a questo mi duole dirtelo ma i francesi l'ultima cosa che volevano era una nazione grande e popolosa ai propri confini. Napoleone III collaborò con il Regno di Sardegna e con Cavour al solo scopo di dare ai piemontesi la loro naturale estensione: l'Alta Italia, ovvero un territorio fino alla catena appenninica allo scopo di controllare e fare pressione sull'impero austriaco, nemico di Napoleone III.
Un'Italia più larga di questa non era per niente nei piani di Napoleone III.

E tutto questo è stato redatto, firmato e controfirmato, negli accordi di Plombiers del 1858, dove per francesi e piemontesi si accordarono su cosa fare.

Mi duole anche dirti che gli inglesi non hanno alcun ruolo nel Risorgimento. Gli inglesi non vissero né i moti né la primavera dei popoli del 1848, rimasero isolati da tutto e non ebbero alcun ruolo nelle manovre politiche che ruotavano tra Vienna, Berlino e Parigi.
heyoka ha scritto:
21 giu 2019, 17:13
per togliere una MONARCHIA ITALIANA
A dire il vero i Borbone del Regno delle Due Sicilie erano come i Savoia: una famiglia francofona installatasi da tempo in Italia.

Non esisteva alcuna monarchia italiana al 100% in Italia in quel periodo, erano tutti mezzi stranieri.
heyoka ha scritto:
21 giu 2019, 17:13
Ti ricordo Bakunin che 90 anni dopo lo sbarco in Sicilia di Garibaldi ci fu un' altro sbarco per conquistare la Sicilia e quindi tutta Italia.
1860 + 90 fa 1950. Lo sbarco angloamericano in Sicilia, penso ti riferisci a quello, avviene nel luglio 1943.

E sono due eventi totalmente diversi, per motivazioni, per numeri di uomini e implicazioni politiche.

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