spigolando spigolando

Discussioni di vario genere riguardanti l'istruzione, la cultura, la letteratura o poesia.
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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 23 giu 2019, 8:56

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Che cos'è la cultura (1908 )
Salvemini



V
Purtroppo a noi avviene spesso di confondere la cultura vera dello spirito con la erudiziene enciclopedica. Noi stentiamo assai a riconoscere, in noi e negli altri, la incapacità a conquistare la totalità delle cognizioni, la necessità penosa in cui ci troviamo d'ignorare un infinito numero di cose. Noi siamo tutti un po' come quella signora, che leggeva un romanzo all'anno, e parlava per tutto l'anno di questo romanzo, e trovava ignoranti tutti quelli che non avevano letto il suo romanzo, anche se conoscevano una infinità di altre cose che essa ignorava. Molto spesso noi — come quella signora — troviamo "strano" che gli altri non sappiano quel che sappiamo noi, anche se per contro sanno moltissime altre cose che noi ignoriamo. E tormentiamo continuamente gli altri e noi stessi, perché non abbiamo il coraggio e l'umiltà di ammettere che le nostre capacità di apprendimento sono e saranno sempre limitate, e che in queste condizioni tanto gli altri quanto noi abbiamo il diritto sacrosanto di essere e di rimanere ignoranti di un numero infinito di cose.

Tutti i sistemi scolastici, non solo del nostro, ma anche più o meno degli altri paesi, si fondano appunto sul disconoscimento sistematico del diritto che hanno i giovani ad ignorare una quantità infinita di cose.

Se noi esaminiamo, ad una ad una, in che modo sono entrate nella nostra cultura le nozioni concrete ond'essa è oggi costituita, dobbiamo riconoscere che pochissime di esse sono arrivate a noi attraverso la scuola, e viceversa moltissime di quelle conoscenze che ci furono impartite una volta nella scuola, le abbiamo completamente dimenticate nella vita.

Le nozioni concrete che noi oggi possediamo, le abbiamo conquistate dopo la scuola, attraverso tutta la nostra vita, con la esperienza occasionale di ogni giorno, leggendo libri e riviste, ascoltando conferenze e lezioni pubbliche, conversando e discutendo con gli amici, andando al cinematografo — recentissimo mirabile veicolo di cultura, — guardando i quadri di pubblicità, leggendo i giornali: soprattutto leggendo i giornali quotidiani, i quali con tutti i loro difetti sono ai nostri giorni i più ricchi ed efficaci ed economici distributori della più varia cultura.

Raccoglietevi per un momento in voi stessi; e pensate a quante nozioni spicciole di igiene e di procedura giudiziaria e di storia internazionale e di arte e di mille altri generi, voi assorbite giorno per giorno, senza avvedervene, senza fatica alcuna, leggendo un giornale ben fatto.
Anche se non vi proponete altro che sciogliere una sciarada, siete costretti a raccogliere quattro o cinque informazioni storiche o geografiche o scientifiche, dovete consultare dizionari ed enciclopedie, dovete mettere a contributo la cultura dei vostri amici per interpretare le metafore e le allusioni su cui la sciarada si fonda. E sono tanti materiali nuovi, che entrano così nella vostra cultura.

Quanti di noi la geografia della penisola balcanica l'abbiamo appresa da cima a fondo o l'abbiamo ristudiata sul serio nei mesi passati, via via che seguivamo sulle carte pili o meno particolareggiate, pubblicate dai giornali, i progressi delle truppe della Quadruplice e le disfatte delle truppe turche! Se le notizie che leggiamo sui giornali, per esempio, dell'Albania, dovessimo interpretarle con le sole informazioni che immagazzinammo una volta a scuola, è certo che ci troveremmo assai impacciati a cavare da tutto quel groviglio di nomi nuovi un qualunque costrutto.

Vuoi dire questo che la scuola sia stata inutile? Vuoi dire che la scuola — stando sempre all'esempio della geografia — per esserci utile, avrebbe dovuto farci imparare a memoria in precedenza tutti i nomi di tutta la superficie terrestre, per tenerli pronti sotto la punta delle dita e localizzare immediatamente qualunque guerra o scaramuccia e qualunque incidente di qualunque genere, che possa occorrere giorno per giorno dalla Tripolitania alla Persia, dalla Cina al Marocco?

Sarebbe grave errore pensare così. La scuola, se è stata ben fatta, ci ha fatto comprendere l'importanza del fattore geografico nella storia; ci ha insegnato a leggere le carte geografiche e ad interpretarne immediatamente i simboli convenzionali; ci ha dato alcune idee fondamentalissime e generalissime sulle distanze, sui climi, sulla forma della superficie terrestre, sulla distribuzione delle masse continentali, sui regimi politici ed economici, ecc.; e sotto la luce di queste idee generali, le notizie più minute e impreviste, che giungono a noi giorno per giorno, acquistano significato, colore, vita: quasi quasi non ci sono neanche impreviste; le troviamo naturali; oppure escludiamo senz'altro che sieno vere; oppure dubitiamo che possano esser vere. La scuola — se è ben fatta — ci ha date le chiavi per aprire le serrature; ci ha date le bussole per dirigerei sul mare dei fatti, e per metterci in guardia contro le affermazioni poco attendibili o del tutto mendaci; ci ha dato il senso delle proporzioni e della prospettiva; ha preparato il nostro pensiero a ricevere via via i germi, che poi hanno fruttato; ha educato in noi il gusto e la disciplina dello studio; ci ha insegnato il modo di imparare per conto nostro, via via che se ne presentava il bisogno o l'opportunità.

Tutte le conoscenze, che possono esserci comunque necessarie o utili o piacevoli nella vita, ce le procuriamo poi noi, per conto nostro, dopo la scuola, durante tutta la vita. Ma senza quella precedente disciplina intellettuale fornitaci dalla scuola, le mille svariatissime e spesso contradittorie nozioni che raccogliessimo giorno per giorno, non coordinate da una forza organica di pensiero, sarebbero non cultura, ma polvere incoerente e pesante e inutile di cultura.

Ora per ottenere questo risultato benefico, occorre che la scuola non abbia la pretesa di insegnar tutto.

Basta che dia all'alunno un piccolo numero di idee chiare e di nozioni logicamente ordinate su cui e per cui ognuno possa costruirsi da sé il proprio mondo pratico e ideale.


Segue...
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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 23 giu 2019, 9:00

Segue...


Che cos'è la cultura (1908 )
Salvemini


VI
Invece, tutto il nostro sistema scolastico si fonda sul pregiudizio funesto, che l'alunno deve imparare nella scuola tutto ciò che potrebbe essergli come che sia necessario o magari solamente utile nella vita. Il nostro alunno, prima di essere licenziato, deve conoscere tutti i capi e tutti i golfi e tutti i porti e tutti gli scogli di tutte le spiagge di tutte le terre; e deve enumerare, su due piedi, quanti Rufi ci furono nella letteratura latina. Deve essere dotto in meccanica e in acustica e in ottica e in idrostatica e in termica e in elettricità; e deve conoscere tutti i periodi storici dal principio del mondo ai giorni nostri, e di ogni periodo deve conoscere possibilmente ogni cosa. Deve potere snocciolare speditamente i nomi e le proprietà di tutti i composti dello zolfo, ed analizzare le regole del sillogismo cornuto.

Perché si suppone che, fuori della scuola, il nostro alunno non impari nulla, e dopo la scuola non imparerà più nulla nella vita.

Il nostro alunno — quale lo hanno concepito gli ordinatori degli studi — prenderà la licenza per farla finita con lo studio; come molto spesso prende la prima comunione per farla finita con la fede; come parecchi prendono moglie per farla finita con l'amore.

Aprite i programmi delle scuole elementari: e trovate che essi fanno obbligo al maestro di spiegare al bambino di 10 anni i così detti diritti e doveri dell'uomo e del cittadino. Aprite, poi, i libri di testo per la quarta elementare: e troverete che pili di un compilatore ha interpretati i programmi nel senso che, fra i diritti e i doveri dell'uomo e del cittadino, si devono fare imparare ai bambini di 10 anni anche i doveri del... marito verso la moglie. Ed è naturale che si arrivi a questo grottesco assurdo. Quando si parte dal principio che il ragazzo del popolo, uscito dalla scuola dopo i 10 anni, non imparerà pili nulla, non sentirà più parlare di nulla, sarà un buono a nulla, non sarà capace di sbrigarsela da sé neanche con la propria moglie, è naturale che ci si senta in dovere di insegnargli nella scuola, a quell'età, anche i doveri coniugali.

E a furia di insegnargli ogni cosa, trascuriamo d'insegnargli a leggere e scrivere sicuramente: quel leggere e scrivere, col cui aiuto l'alunno troverà ben lui il modo di provvedere da sé, fuori della scuola, lungo tutta la vita, alle sue necessità.

E il risultato di questo assurdo ed omicida equivoco della erudi-zione enciclopedica affannosamente ingozzata nella scuola, a danno di quella metodica e serena educazione intellettuale e morale, che è la vera cultura, è che gli alunni, sopraffatti disorientati soffocati dalla massa incoerente di nozioni che fanno spesso a pugni fra loro e che essi devono giorno per giorno ora per ora tenere sulla punta della lingua per fare sfoggio di pappagallismo, non hanno il tempo né di pensare, né di riflettere, né di assimilare. Non acquistano né solidità di conoscenze, né precisione di giudizio.

Dalla scuola portano con sé un caos inorganico d'informazioni slegate, e un pensiero sfiancato ed esausto, incapace di analizzare, di astrarre, di associare, di coordinare e sistemare la cultura.

La cultura è "ciò che resta in noi dopo che abbiamo dimenticato tutto quello che avevamo imparato." Ebbene, la erudiziene enciclopedica delle nostre scuole è la negazione della cultura: dopo avere studiato ogni cosa, e altre cose ancora, la più parte dei nostri alunni non solo non conserva in mente nulla di nulla, ma diventa incapace a studiare da sé, ed ha preso in odio lo studio!

L'anima — ha detto il vecchio Plutarco — non è un vaso da riempire, ma un fuoco da suscitare. E questo fuoco non si suscita schiacciando lo spirito sotto il peso bruto delle conoscenze materiali, e gonfiandolo a tutta forza con enciclopedia indigesta e confusionaria.

VII
Intendiamoci bene.
Affermando in ogni uomo intelligente — e con maggior ragione nei giovani — il diritto alla ignoranza, io non intendo fare il panegirico della poltroneria.

Quando io parlo d'ignoranza necessaria, parlo di ignoranza intelligente, laboriosa, attiva, desiderosa di vincere se stessa; e non di ignoranza neghittosa e ciabattona, che si accascia su di sé come un bue che rumini sullo strame.

Questo nostro paese, scettico e infingardo, che vede con la più colpevole indifferenza i bambini di 10, di 9, di 8 anni delle classi lavoratrici essere ingoiati, martirizzati, distrutti dalle filande dalle officine dalle zolfare, e questo nonostante qualunque legge sul lavoro dei fanciulli; questo nostro paese è tutto invaso da un esercito di pedagogisti e di igienisti la-grimosi e tenerelli, che lamentano continuamente gl'inenarrabili patimenti dei poveri bebé che vanno a scuola, e invocano le indulgenze e facilitazioni di tutti i generi, e abolizioni d'esami e riduzioni d'orari e aumento idi vacanze, salvo, beninteso, a trovare sempre strano, anzi vergognoso, che i giovani non sieno pozzi enciclopedici. E i deputati, che hanno fretta di fare ottenere ai figli la licenza o la laurea, con la sicurezza di farli impiegare a furia di raccomandazioni, insistono presso i Ministeri perché allarghino le mani. E i ministri che spesso sono anch'essi progenitori di prole più o meno abbondante e condividono tutti i pregiudizi e tutte le debolezze della nostra borghesia flaccida e egoista, allargano le mani pili ancora che non sieno richiesti. E per questa via stiamo allevando nell'ovatta una generazione di smidollati, senza slancio e senza tenacia, incapaci di qualunque sforzo serio e continuato.

Ora io sarei desolato, come di avere commessa una cattiva azione, se la mia affermazione del diritto che tutti abbiamo, e che hanno soprattutto i giovani, di essere ignoranti di molte cose, venisse intesa come consenso a un sistema di compiacenze sbagliate ed immorali, da cui — se non vi mettiamo un forte freno — può venire un danno incalcolabile alla nostra patria.
Sissignori: il vostro bambino si affatica, si tormenta, piange sulla traduzione del latino, da cui non sa cavare i piedi. Ma esercitandosi a tradurre dal latino in italiano — se ha ingegno — ha dovuto mettere in moto tutte le energie del suo spirito per afferrare il pensiero dell'autore classico: la memoria della grammatica e del vocabolario non bastava; il ragionamento ha dovuto dare il filo conduttore; l'immaginazione ha dovuto — come nella ricerca scientifica — supplire con ipotesi dove il ragionamento non arrivava; le conquiste sicure hanno servito come punti di partenza o strumenti di controllo per le conquiste congetturali. Nel porre a nudo il pensiero altrui, ha imparato a rendersi conto del pensiero proprio. Quando poi ha dovuto tradurre, tutte le finezze della lingua materna sono state chiamate in suo soccorso, affinchè egli potesse ripetere con esattezza idee, le cui espressioni non coincidevano quasi mai con le sue native abitudini verbali. In questa lotta difficile, in cui gli è toccato spesso di soccombere, egli ha raffinate, ha destate le sue facoltà critiche e il suo intuito letterario. Si è avvezzato ad osservarsi, a pensare con metodo, ad esprimersi con chiarezza e precisione. È diventato uomo colto, cioè uomo più intelligente e più ragionevole. Pretendete forse che questi vantaggi li acquisti senza fatica?

Le difficoltà di certi studi non sono che anticipazioni delle difficoltà ben maggiori della vita. L'alunno, misurandosi colle prime, si allena a superare le seconde. Certe sconfitte scolastiche sono benefiche, se l'alunno sa approfittarne per evitare, con la esperienza di esse, sconfitte ben più disastrose e più irreparabili nella vita; la quale — dopo tutto — non è che una serie di esami, che non ammettono riparazione.

Se è vero che in parecchie scuole si studia male, non è niente affatto vero che in esse si studia troppo. Il cosi detto sovraccarico intellettuale, di cui tutti parlano, quando realmente esiste, in generale non è che cattiva distribuzione del lavoro, per cui gli alunni passano d,a lunghi mesi di inerzia noncurante e sbrigliata a brevi sforzi spasmodici di lavoro affannoso e disordinato, in cui il sovraccarico esiste più come sentimento della inutilità del lavoro che come peso effettivamente insopportàbile. Nelle nostre scuole ci sarebbe un intollerabile sovraccarico intellettuale, se gli alunni dovessero o volessero seguire con coscienza e diligenza giorno per giorno tutti gli studi ad essi imposti dai programmi. Ma in molti casi gl'insegnanti riparano al male col loro buon senso; e quando gl'insegnanti sono inetti, gli alunni riparano essi per conto loro non studiando niente affatto.

Quel che oggi in Italia dobbiamo chiedere non è che gli alunni lavorino meno, ma che il loro lavoro sia organizzato meglio, affinchè possano lavorare molto di più!

La scuola non deve aggravare e affaticare il cervello a furia di enciclopedia erudita: deve riconoscere nell'alunno il diritto all'ignoranza. Ma deve frattanto dargli la coscienza della sua ignoranza, il desiderio ardente di vincerla, la capacità di lavorare da sé. Solo cosi operando essa darà la vera cultura. Ma non può così operare senza esigere un forte e rude e ostinato lavoro.

"Col sudore della fronte ti guadagnerai il pane," ha detto all'uomo il Dio della Bibbia. La cultura è il pane dell'anima. E anch'essa non si trova bella e pronta nella culla: bisogna faticare soffrire sacrificarsi per essere degni di conquistarla, per essere capaci di conservarla.


Fine

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 23 giu 2019, 9:06

L'ANGOLINO DEL SORRISO


Una Gallina Libera


Al margine di un campo agricolo una gallina attraversa la strada. DOMANDA: Perché la gallina ha attraversato la strada? Vediamo come gli uomini importanti avrebbero risposto a questa domanda fondamentale...
CARTESIO: per andare dall'altra parte.
PLATONE: per il suo bene. Dall'altra parte c'è la Verità.
ARISTOTELE: è nella natura della gallina attraversare le strade.
KARL MARX: era storicamente inevitabile.
IPPOCRATE: a causa di un eccesso di secrezione del suo pancreas.
CAPITANO KIRK: per andare in un posto dove nessun'altra gallina era mai stata.
MOSE': e Dio discese dal paradiso e disse alla gallina: "Tu devi attraversare la strada". E la gallina attraversò la strada e Dio
vide che ciò era buono.
MARTIN LUTHER KING: ho sognato un mondo in cui tutte le galline sarebbero libere di attraversare la strada senza dover giustificare il loro atto.
RICHARD NIXON: la gallina non ha attraversato la strada, lo ripeto, la gallina non ha MAI attraversato la strada.
MONIKA LEWINSKY: ho le PROVE che la gallina ha attraversato la strada
MACHIAVELLI: il fatto importante è che la gallina abbia attraversato la strada. Chi se ne frega di sapere il perché? Il fine in sé di attraversare la strada giustifica qualunque motivazione.
NEIL ARMSTRONG: questo è un piccolo passo per la gallina ma un grande balzo per i pollai.
SIGMUN FREUD: il fatto che vi preoccupiate del fatto che la gallina abbia attraversato la strada rivela il vostro profondo latente senso di insicurezza sessuale
BILL GATES: abbiamo appena messo a punto il nuovo "Gallina Office 2015", che non si accontenterà soltanto di attraversare le strade, ma coverà anche le uova, classificherà i vostri dossiers importanti, etc...
BUDDA: porre questa domanda rinnega la vostra natura di gallina.
GALILEO: ...eppure attraversa.
DE GAULLE: la gallina ha forse attraversato la strada, ma non ha ancora attraversato l'autostrada! EINSTEIN: il fatto che sia la gallina che attraversa la strada o che sia la strada che si muove sotto la gallina dipende unicamente dal vostro sistema di riferimento!
IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D'AMERICA: il fatto che il pollo abbia potuto attraversare questa strada in tutta impunità malgrado le risoluzioni dell'ONU rappresenta un affronto alla democrazia, alla libertà e alla giustizia. Questo prova indubbiamente che noi avremmo dovuto già bombardare questa strada da molto tempo. Al fine di assicurare la pace in questa regione, e per evitare che i valori che noi difendiamo non siano ancora una volta beffati da questo genere di terrorismo, il governo degli Stati Uniti d'America ha deciso di inviare 17 portaerei, 46 cacciatorpediniere, 154 incrociatori, appoggiati a terra da 243.000 marines e nell'aria da 846 bombardieri missili teleguidati, che avranno il compito, in nome della libertà e della democrazia, di eliminare ogni traccia di vita dei pollai per un raggio di 5000 km. Ciò assicurerà che tutto ciò che assomiglia, da vicino o da lontano, a un pollaio sia ridotto a un mucchio di cenere e non possa più minacciare la nostra nazione con la sua arroganza. Noi abbiamo deciso che poi questo paese sarà generosamente preso in custodia dal nostro governo, che ricostruirà dei pollai seguendo le norme di sicurezza in vigore, con a capo un gallo democraticamente eletto dall'ambasciatore degli Stati Uniti. Per il finanziamento di queste ricostruzioni noi ci accontenteremo del controllo totale della produzione di cereali della regione per 30 anni, disponendo che gli abitanti locali beneficeranno di una tariffa preferenziale su una parte di questa produzione, in cambio della loro totale collaborazione. In questo nuovo paese di giustizia, di pace e di libertà, noi possiamo assicurarvi che mai più un pollo tenterà di attraversare una strada, per la semplice buona ragione che non ci saranno più strade, e che le galline non avranno più le zampe -

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heyoka
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da heyoka » 23 giu 2019, 9:21

Grande Grazia.
👍💥 :mrgreen:
Peccato non avere anche il pensiero di Darwin.

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 24 giu 2019, 8:53

LETTERA DI UN ( ANZIANO) PADRE AL FIGLIO.

Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi... abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc. Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po' del tuo tempo, dammi un po' della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio....LA MORALE: Non abbandoniamo i nostri genitori proprio nel momento del reale bisogno: loro non lo hanno mai fatto con noi.E ricordiamoci che la vita è una ruota: prima o poi cadremo nel fosso che noi stessi abbiamo scavato.-

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 24 giu 2019, 9:13

E CRESCENDO IMPARI...



..E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose....
...e impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.


( Anonimo )

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 24 giu 2019, 9:17

LA PARABOLA DELLA VITA



Il Primo giorno, Dio creò la Mucca e disse:

"Dovrai andare nei campi con il Contadino, soffrire tutto il giorno sotto il Sole, figliare in continuazione e farti spremere tutto il Latte possibile: ti concedo un'aspettativa di vita di 60 anni".


La Mucca rispose: "Una vita così disgraziata me la vuoi far vivere per 60 anni? Guarda, 20 vanno benissimo, tieniti pure gli altri 40". E così fu.


Il Secondo giorno, Dio creò il Cane e disse:

"Dovrai sedere tutto il giorno dietro l'ingresso della Casa dell'uomo, abbaiando a chiunque si avvicini. Ti assegno un'aspettativa di vita di 20 anni".


Il Cane replicò: "20 anni a rompermi le palle e a romperle agli altri? Guarda, 10 sono più che sufficienti, tieniti pure gli altri". E così fu.


Il Terzo giorno, Dio creò la Scimmia e disse:

"Dovrai divertire la gente, fare il pagliaccio ed assumere le espressioni più idiote per farla ridere. Vivrai 20 anni".



La scimmia obiettò: "20 anni a fare il r.ompi.palle? Mi associo al cane e te ne restituisco 10". E così fu.


Infine, Dio creò l'Uomo e disse:

"Tu non lavorerai, non farai altro che mangiare, dormire, trombare e divertirti come un matto. Ti assegno 20 anni di vita".



E l'Uomo, implorante: "Come, 20 anni ... solo 20 anni di questo Bengodi? Senti, ho saputo che la Mucca ti ha restituito 40 anni, il Cane 10 e la Scimmia altri 10, sommati ai miei 20 farebbero 80, dalli tutti a me!". E così fu.


Ecco perché per i primi 20 anni della nostra vita non facciamo altro che mangiare, dormire, giocare, trombare, godercela e non fare un *****, per i successivi 40 lavoriamo come bestie per mantenere la famiglia, per gli ulteriori 10 facciamo i cretini per far divertire i nipotini e gli ultimi 10 li passiamo rompendo le palle a tutti.


Duval McLane

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 24 giu 2019, 9:26

Educare è un mestiere difficile....

Quand'ero adolescente - raccontava un uomo ad un amico
- mio padre mi mise in guardia da certi posti in città. Mi
disse: "Non andare mai in una discoteca, figlio mio".
"Perché no, papà?", domandai.
"Perché vedresti cose che non dovresti vedere".
Questo, ovviamente, suscitò la mia curiosità. E alla prima
occasione andai in una discoteca.
"E hai visto qualcosa che non dovevi vedere?",
domandò l'amico.
"Certo", rispose l'uomo. "Ho visto mio padre".

L'esempio non è uno dei tanti metodi per educare. E' l'unico.

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 6 lug 2019, 8:00

SCOCCIACO' (Trilussa)

Vònni la libertà? Je la darò...
disse Naticchia appena fatto re
der paesetto de li Scocciacò.
E detto fatto se vestì da sé
se mise la corona e s'affacciò.

Scocciacojoni! - disse - fin d'adesso
potrete fa' quer che ve pare e piace
compreso quello che nun è permesso:
basta, però, che me lassate in pace...
E er popolo strillò: Te sia concesso!
Se terrai fede a le promesse tue
resteremo sovrani tutt'e due.

Così cambiò governo e tra le prime
riforme der partito liberale,
fu rimpastato er Codice penale
secondo l'esiggenze der reggime.

Ma, un brutto giorno, quella stessa folla
tornò a la Reggia e improvisò un comizzio
che fece zompà er re come una molla.
Qua - disse - se nun mettono giudizzio
preferisco magnà pane e cipolla...

Uno parlò pe' tutti: Maestà!
visto e considerato che l'orchestra
che ce sona sta musica nun va,
te riportamo quella libertà
che ciài buttato giù da la finestra.
Qui ciàbbisogna un uomo positivo
che rinforzi er potere esecutivo.

Er re disse: Benone! E tra le prime
riforme der governo autoritario,
fu rimpastato tutto er calendario
secondo l'esiggenze der reggime.
Però nun finì lì. Doppo quarch'anno
ch'er macchinario funzionava male,
er popolo s'accorse de l'inganno:
nun volle più sentì l'inno reale
e principiò a strillà: Morte ar tiranno!

Naticchia, che sentì, fece un fagotto
cor manto, co lo scettro e la corona
corse a la loggia e lo buttò de sotto.
Io - disse - me la squajo e me ne fotto.

Che Santa Pupa ve la manni bona!
Che volete che speri, a conti fatti,
da un popolo guidato da li matti?

Doppo d'avè risposto pe' le rime
la massa se divise in tre correnti,
co' dodici partiti differenti
secondo l'esiggenze der reggime.

MORALE:
Quanta gente, in politica ha addoprato
er vecchio lavamano de Pilato?
e quanti lasceranno pe' memoria
l'impronte diggitali ne la Storia?
Perfino a Scocciacò, per esse giusti,
so' più li piedistalli che li busti.

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 6 lug 2019, 9:02

da IL CONTRATTO SOCIALE

di Rousseau


"Nessun uomo ha un'autorità naturale sul proprio simile.
Ne consegue che nessuna autorità può essere legittima,
se è istituita o se viene esercitata senza il consenso
di coloro che vi sono sottomessi: Non vi è che una sola legge che, per sua natura, esiga un consenso unanime;
ed è il patto sociale, perché l'associazione civile è
l'atto più volontario del mondo; essendo ogni uomo NATO
LIBERO e padrone di se stesso, nessuno può, sotto qualsiasi
pretesto, assoggettarlo senza il suo consenso.>"

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