spigolando spigolando

Discussioni di vario genere riguardanti l'istruzione, la cultura, la letteratura o poesia.
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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 14 giu 2019, 9:14

Educare è un mestiere difficile....

Quand'ero adolescente - raccontava un uomo ad un amico
- mio padre mi mise in guardia da certi posti in città. Mi
disse: "Non andare mai in una discoteca, figlio mio".
"Perché no, papà?", domandai.
"Perché vedresti cose che non dovresti vedere".
Questo, ovviamente, suscitò la mia curiosità. E alla prima
occasione andai in una discoteca.
"E hai visto qualcosa che non dovevi vedere?",
domandò l'amico.
"Certo", rispose l'uomo. "Ho visto mio padre".


§§§§§§§§


Un bambino in piedi sul letto nel suo pigiamino rosso
punta il dito contro la mamma e fieramente dichiara:
"In non voglio essere intelligente. Io non voglio essere
beneducato. Io voglio essere come papà!".

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 15 giu 2019, 9:01

"Le parole sono pietre”

è il titolo di un libro che evidenzia l’importanza del significato delle parole.

Come una pietra, una parola può ferire o lasciare il segno per sempre sia in senso positivo che negativo. Una parola offensiva detta per sottolineare errori o difetti di chi ci sta vicino crea stati d’animo negativi in chi la riceve. Se poi queste parole vengono ripetute giornalmente in maniera continua a una persona, possono farla stare male soprattutto se questa è sensibile. Mi sono chiesta perché uno o più persone tendono ad offendere un’altra con le parole. Lo possono fare per difendersi, o per antipatia, o per cattiveria, o perché non riflettono abbastanza sulle conseguenze, semplicemente perché immature o non educate abbastanza. Chi usa parole offensive e inopportune può provocare anche conseguenze gravi in chi le riceve, conseguenze che rimangono per sempre. Ricevere continuamente offese comporta dispiacere, perdita dell’autostima, fino al cambiamento del carattere. Una parola può unire e creare dei buoni rapporti tra le persone o separare e rompere questi rapporti. Come una parola offensiva può danneggiare una persona, così una parola gentile, di gratitudine e di affetto può influenzare positivamente una persona per tutta la giornata o per tutta la vita. Quindi è importante riflettere prima di parlare.

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 15 giu 2019, 9:12

I proverbi

Il buonsenso l'arguzia e la popolarità fanno del "proverbio" e dei "modi di dire"
la scienza della vita con la quale si trasmette il frutto dell'esperienza e della saggezza di un popolo. Ne fa testo questo simpatico brano tratto dal "Don Chisciotte" di Cervantes...




(..) Mentre Don Chisciotte e Sancio stettero serrati in camera, si svolse fra loro un dialogo che la storia riporta con molta esattezza e scrupolosa fedeltà. Disse Sancio al suo padrone:
- Signor padrone, la mi’ moglie l’ho bell’e incotta a lasciarmi venir via con lei dove la mi vorrà portare.
- Indotta, vuoi dire, Sancio, e non incotta.
- Gliel’ho già detto un altro par di volte, se ben mi ricordo - disse Sancio - che mi faccia il piacere di non mi corregger le parole, quando capisce quel che voglio dire. E quando non capisce, dica: «Sancio» oppure: «Diavolo, non ti capisco». E se io non riesco a farmi intendere, allora sì mi corregga, perché io son molto fòcile.
- Non ti capisco, Sancio - disse subito Don Chisciotte - poiché non so quel che vuol dire «son molto fòcile».
- Molto fòcile vuol dire che son molto... così.
- Ora t’intendo meno che mai - replicò Don Chisciotte.
- Se non riesce a capirmi - rispose Sancio - io non so come dirlo; non so altro, e Dio m’assista.
- Ah! ora ho capito - replicò Don Chisciotte - tu vuoi dire che sei molto docile, remissivo, arrendevole, e che tu accetterai quello ch’io ti dirò e farai ciò che t’insegnerò.
- Scommetterei - disse Sancio - che fin dal principio lei m’ha capito benissimo, vede; ma l’ha fatto apposta per imbrogliarmi e farmi dire altri duecento sfarfallotti.
- Può anche essere - replicò Don Chisciotte - ma in sostanza che dice dunque Teresa?
- La Teresa la dice che m’intenda bene con Vossignoria; che carta canta e villan dorme, perché patti chiari amici cari, e costa più un piglia che due ti darò. Io poi aggiungo che consiglio di donna poco vale, ma chi non lo segue fa male.
- Lo dico anch’io - rispose Don Chisciotte. - Dite, dite, caro Sancio, andate pure avanti; ché oggi parlate a meraviglia.
- Il fatto è - replicò Sancio - che come lei sa benissimo, noi siamo tutti soggetti alla morte, e che oggi ci siamo, domattina no; e, per morire, agnello o montone, tutte l’ore son buone; e nessuno in questo mondo può ripromettersi più ore di vita di quelle che Dio vuol dargli, perché la morte è sorda, e quando arriva a bussare alla porta della nostra vita, l’ha sempre furia, e non valgono a rattenerla né preghiere, né forze, né scettri, né mitrie, come è voce e fama pubblica e come sempre ci dicono da tutti i pulpiti.
- Tutto questo è vero - disse Don Chisciotte - ma non so dove tu voglia andare a finire.
- Vo a finire - disse Sancio - che lei mi deve fare il piacere di stabilirmi un salario fisso; un tanto al mese pel tempo che la servirò; e di farmi pagare questo salario con le sue rendite: perché non voglio stare a delle paghe che arrivano tardi o male, o non arrivan mai; col mio mi aiuti Iddio. In una parola io voglio sapere quel che guadagno, poco o molto che sia; la gallina la cova anche su un uovo solo, e molti pochi fanno un assai, e fintanto che si guadagna qualcosa, non si perde nulla. È vero che se succedesse (ma questo io non lo credo né lo spero) che lei mi desse l’isola che m’ha promesso, io allora non sarei tanto ingrato, né spingerei le cose a tal segno da non volere che si computasse l’ammontare della rendita dell’isola e si levasse dal mio salario, facendo il sorteggio mese per mese.
- Eh, caro Sancio - rispose Don Chisciotte - alle volte, sì, è proprio meglio un sorteggio che un conteggio.
- Ho capito - disse Sancio - scommetterei che dovevo dir conteggio e non sorteggio; ma non importa nulla, dal momento che lei m’ha capito.
- E tanto capito - replicò Don Chisciotte - che son penetrato fino in fondo al tuo pensiero, e conosco il segno a cui miri con le innumerevoli frecce dei tuoi proverbi. Senti, Sancio, io sarei anche disposto a stabilirtelo un salario, se avessi trovato in qualcuna delle storie dei cavalieri erranti un esempio che mi dimostrasse, o anche mi facesse intravedere attraverso il più piccolo spiraglio, quanto eran soliti a guadagnare gli scudieri al mese o all’anno; ma io ho letto tutte o la maggior parte almeno delle loro storie, e non ricordo di aver mai letto che un cavaliere errante abbia stabilito un salario fisso a un suo scudiero. So soltanto che tutti servivano per avere un compenso; e che quando meno se l’aspettavano, se ai loro signori era andata bene, si trovavano compensati con un’isola o con un’altra cosa equivalente, e nel peggiore dei casi s’acquistavano un titolo nobiliare. Se con queste speranze e questi emolumenti, caro Sancio, vi piace dunque di tornare a servirmi, benvenuto; ma che io voglia uscire dai termini e confini delle antiche usanze della cavalleria errante, caro Sancio, non ci pensate nemmeno. Quindi tornate a casa vostra, e riferite a vostra moglie Teresa le mie intenzioni, e se piace a lei e piace a voi di stare così alla ventura con me, bene quidem, se no, amici come prima; ché se in piccionaia non manca l’orzo, non mancheranno piccioni, e ricordatevi che chi lascia il poco per l’assai, si ritrova sovente in mezzo a’ guai, e chi troppo vuole, niente ha. Parlo in questo modo, caro Sancio, per farvi vedere che anch’io, come voi, so far piovere proverbi a dirotto; e in conclusione vi voglio dire e vi dico che, se non volete venire con me a queste condizioni e correr la sorte che correrò io, Dio stia con voi e vi santifichi, ché a me non mancheranno scudieri più obbedienti, più zelanti e non tanto impacciosi e chiacchieroni come voi.

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 17 giu 2019, 7:02

Voltaire

dell'EGUAGLIANZA


Che cosa deve un cane a un cane, e un cavallo a un cavallo? Niente, nessun animale dipende dal suo simile; ma l'uomo, che ha ricevuto il raggio della Divinità chiamato ragione, che frutto ne ha? Quello d'essere schiavo in quasi tutta la terra.

Se questa terra fosse quella che sembra dover essere, vale a dire se l'uomo vi trovasse ovunque una sussistenza facile e assicurata e un clima confacente alla sua natura, è chiaro che sarebbe impossibile ad un uomo asservirne un altro. Se la terra abbondasse di frutti salutari; se l'aria che deve contribuire alla nostra vita non ci desse anche le malattie e la morte; se l'uomo non avesse bisogno d'altro alloggio e letto se non quelli dei daini e dei caprioli, allora i Gengis Khan e i Tamerlani non avrebbero altri servi che i loro figli, i quali sarebbero abbastanza umani da aiutarli in vecchiaia.

In questo stato così naturale di cui godono tutti i quadrupedi, gli uccelli e i rettili, l'uomo sarebbe felice come loro, e il predominio diventerebbe una chimera, un'assurdità cui nessuno potrebbe pensare: perché infatti cercare dei servi quando non si ha bisogno di nessun servizio?

Se poi passasse in mente a qualche individuo dalla natura tirannica e dal braccio nerboruto di asservire il suo vicino meno forte di lui, la cosa sarebbe impossibile: l'oppresso si troverebbe lontano cento leghe prima che l'oppressore riuscisse a prendere le sue misure.

Tutti gli uomini sarebbero dunque necessariamente uguali se fossero senza bisogni. La miseria connessa alla nostra specie subordina un uomo a un altro uomo; la vera sciagura non è l'ineguaglianza, è la dipendenza.

Importa ben poco che un tale si chiami Sua Altezza, e il talaltro Sua Santità; ma è duro servire l'uno o l'altro.

Una famiglia numerosa ha coltivato un buon terreno; due famigliole vicine hanno dei campi ingrati e ribelli: è naturale che le due famiglie povere servano la famiglia ricca, oppure che ne sgozzino tutti i suoi membri, questo è chiaro. Una delle due famiglie indigenti va ad offrire le sue braccia alla ricca per avere del pane; l'altra l'aggredisce ed è battuta. La famiglia serva è l'origine dei domestici e dei manovali; la famiglia battuta è l'origine degli schiavi.

È impossibile, nel nostro disgraziato globo, che gli uomini che vivono in società non siano divisi in due classi, l'una di oppressori, l'altra di oppressi; e queste due classi si suddividono in mille, e queste mille hanno ancora sfumature diverse.

Non tutti gli oppressi sono assolutamente infelici. La maggioranza è nata in questo stato, e il lavoro continuo impedisce loro di soffrir troppo della propria situazione; ma, quando non ne possono più, allora si vedono le guerre, come quella del partito popolare contro il partito del senato a Roma; quelle dei contadini in Germania, in Inghilterra, in Francia. Tutte queste guerre finiscono, prima o poi, con l'asservimento del popolo, perché i potenti hanno il denaro, e il denaro è padrone di tutto in uno Stato: dico in uno Stato, perché le cose non vanno nello stesso modo da nazione a nazione. La nazione che saprà meglio servirsi del ferro soggiogherà sempre quella che avrà più oro e meno coraggio.

Ogni uomo nasce con un'inclinazione piuttosto violenta per il dominio, la ricchezza e i piaceri, e con altrettanta inclinazione per la pigrizia: di conseguenza ogni uomo vorrebbe avere il denaro e le donne o le figlie degli altri, esserne padrone, sottometterli a tutti i suoi capricci, e non far niente, o a meno non fare nient'altro che cose molto piacevoli. Vedete bene che con queste belle disposizioni, è tanto impossibile che gli uomini siano uguali com'è impossibile che due predicatori o due professori di teologia non siano gelosi l'uno dell'altro.

Il genere umano, così com'è, non può sussistere, a meno che non ci sia un'infinità di uomini utili che non possiedano niente del tutto: perché, certamente, un uomo che se la passa bene non lascerà la propria terra per venire ad arare la vostra; e, se avete bisogno di un paio di scarpe, non sarà certo un ministro a farvele. L'eguaglianza è dunque ad un tempo la cosa più naturale e la più chimerica.

Poiché gli uomini, quando lo possono, sono eccessivi in tutto, si è portata all'estremo quest'ineguaglianza; si è preteso in vari paesi che non fosse lecito a un cittadino uscire dalla contrada in cui il caso l'ha fatto nascere; il senso di questa legge è senza possibilità di dubbio: Questo paese è tanto cattivo e così mal governato che vietiamo a qualsiasi individuo di uscirne, per paura che ne escano tutti. Comportatevi meglio: date a tutti la voglia di restare nel vostro paese, e agli stranieri di venirci.
Ogni uomo, in fondo al cuore, ha il diritto di credersi interamente eguale agli altri uomini; non ne consegue che il cuoco di un cardinale debba ordinare al suo padrone di preparargli il pranzo; ma il cuoco può dire: «Sono un uomo come il mio padrone; sono nato come lui piangendo; egli morirà con le mie stesse angosce e con le stesse cerimonie. Facciamo ambedue le stesse funzioni animali. Se i turchi s'impadroniscono di Roma, e se allora io divento cardinale e il mio padrone cuoco, lo prenderò al mio servizio.» Tutto questo discorso è ragionevole e giusto; ma aspettando che il gran Turco s'impadronisca di Roma, il cuoco deve fare il suo dovere, o qualsiasi società umana è sovvertita.

Quanto a colui che non è né cuoco di cardinale né riveste alcuna carica statale; quanto al privato che non deve niente a nessuno, ed è seccato d'essere ricevuto dappertutto con aria di protezione o di disprezzo, e sa bene che parecchi monsignori non hanno né maggior cultura, né maggior acume, né maggiore virtù di lui, e che alla fine si stufa di fare anticamera, quale partito dovrà prendere? Quello di andarsene.
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 17 giu 2019, 7:09

LA PRIMA REGOLA

Non calpestare i fiori.

Proteggi i tuoi sogni
e semina il Domani.
Il Passato è Ieri
e l’Importante è Adesso.

Non usare l’arroganza per affermarti.
Non usare il sorriso per ferire.
Non soffocare il pianto e la gioia.
Non soffocare lo sguardo e l’azione.

Sfogliami senza calpestarmi,
Leggimi senza calpestarmi,
Accarezzami senza calpestarmi.
Sfogliami. Leggimi. Accarezzami.

(Elisa)

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 17 giu 2019, 7:15

L'AMORE E IL TEMPO

Luigi Pirandello


E l’amore guardò il tempo e rise,
perché sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno,
e di rifiorire alla sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore
per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
il tempo moriva e lui restava.

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 18 giu 2019, 10:04

LA MALEDUCAZIONE RAGIONI E RESPONSABILITÀ


Sembra proprio che il nostro Paese sia in declino. Tutti ne parlano, vengono evocate le ragioni più varie, alcune certamente reali. Una, tuttavia. mi sembra che manchi: nessuno cita la crescente maleducazione, l' arroganza, la mancanza di educazione sociale degli italiani in generale: sembra che nessuno di noi si preoccupi di migliorare un po' se stesso ogni giorno, cosa che farebbe bene al Paese e indurrebbe altri a comportamenti più corretti. Sono spesso all' estero: nessuno è perfetto naturalmente, ma bastano poche ore per avvertire la differenza (in peggio per noi). Perché non aprire un dibattito su questo tema? Massimo Lucchini Gilera Milano Caro Lucchini Gilera, O gni giudizio sulle buone maniere di un intero popolo è una pericolosa generalizzazione. La buona educazione può dipendere anche da particolari circostanze politiche e sociali. Ho vissuto lungamente in Francia e sono stato sempre colpito da quella che i francesi chiamano la «politesse»: un insieme di consuetudini che regolano la vita quotidiana in un Paese in cui tutti, dal patron di una grande impresa al più umile dei suoi dipendenti, sono sempre, l' uno per l' altro, «monsieur». Ma durante la guerra d' Algeria, soprattutto verso la fine degli anni Cinquanta, i francesi erano sgarbati, irritabili e trattavano gli stranieri come altrettanti intrusi. Erano preoccupati per la piega degli eventi e per il modo in cui il conflitto stava avvelenando la loro politica nazionale. In Italia esistono tratti di cortesia, umanità e bonarietà che sono meno evidenti in altri Paesi. Ma la scintilla della cortesia, da noi, scatta generalmente quando due persone scoprono di avere qualcosa in comune: la città d' origine, il gusto per certi passatempi, la frequentazione dello stesso bar, l' amore per la stessa squadra o le stesse idee politiche. Manca invece la cortesia formale, forse meno profonda e sincera, ma utilissima a oliare le ruote della vita quotidiana. Quando entra in un luogo pubblico o ne esce, l' italiano non si preoccupa di tenere aperta la porta per la persona che lo segue. Quando incrocia una persona sulle scale del condominio in cui abita non gli riserva né un sorriso né un cenno del capo. Quando ha fretta e deve farsi strada fra molta gente, non chiede «permesso», non si scusa, non sorride. Quando deve fare la coda non lascia un decoroso spazio fra se stesso e gli altri. Quando discute con un amico o parla al telefono in un luogo pieno d' altre persone, non modera il tono della voce, non cerca di dare agli altri il minore fastidio possibile. E quando guida l' automobile o la motocicletta tratta i passanti come se avessero il dovere di lasciargli il passo. Le persone che arrivano dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera, dai Paesi scandinavi e dalla Gran Bretagna osservano queste maniere, ne sono sorprese e irritate. La sorpresa e l' irritazione diventano maggiori quando s' imbattono, al contrario, in una cortesia esagerata, invasiva e quasi servile. Dopo essere stati trattati villanamente, diffidano di questa gentilezza eccessiva e temono che nasconda qualche raggiro. Vorrebbero un po' più di educazione e un po' meno di familiarità. Suppongo che psicologi e sociologi potrebbero aiutarci a capire un fenomeno che non ha molto a che vedere con il «declino» di cui discutiamo da qualche anno. A me sembra che sulle cattive maniere di molti italiani pesino alcuni fattori: l' analfabetismo, solo apparentemente sconfitto, la scuola, la famiglia. Due ragioni, in particolare, mi sembrano importanti. La prima è la debolezza della borghesia italiana. Il galateo della vita quotidiana è una invenzione democratica e borghese. Nasce in Gran Bretagna verso la fine del Settecento, si diffonde in Francia, in Germania, in Austria, Svizzera, Ungheria e nei Paesi scandinavi durante l' Ottocento; ed è strettamente legato alla rivoluzione industriale, al ruolo crescente della borghesia negli affari e in politica. In Italia, come in altri Paesi del Mediterraneo e dell' Europa slava, la rivoluzione industriale arriva tardi e non riesce neppure a modificare le più elementari norme della convivenza civile. Sino a pochi anni fa gli ufficiali davano del tu ai soldati e i padroni di casa facevano altrettanto con i loro domestici. La seconda ragione, non meno importante, è lo stile della classe politica e di coloro (sportivi, cantanti, attori, uomini d' affari, artisti, intellettuali) che godono di una certa notorietà, appaiono spesso in pubblico e diventano per questa ragione modelli di comportamento per una parte importante della società. Perché essere educati in un Paese dove le élite (mai parola è stata così male usata) litigano in pubblico, si insultano, usano un linguaggio triviale, raccontano storie ammiccanti e soprattutto fanno un uso feudale del loro potere?

Romano Sergio

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 18 giu 2019, 10:05

L'EDUCAZZIONE" (Trilussa)

Ce fu una Mosca che me se posò
su un pasticcio de gnocchi, io la cacciai:
ma quella, si! scocciante più che mai,
fece un giretto ar sole e ritornò.
“Sciò!” je strillavo, “sciò!...
ché, se t’acchiappo, guai!
Se fussi una farfalla, embé, pazzienza,
Ché armeno, quelle, vanno su le rose:
ma tu che te la fai
su certe brutte cose, è ‘na schifenza!...”

La Mosca me rispose: “Avrai raggione,
ma la corpa è un po’ tua che da principio
nun m’hai saputo da’ l’educazzione.

La trovo giusto che me cacci via
se vado su la robba che te piace,
ma nun me spiego che me lasci in pace
quanno me poso su la porcheria!”

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 18 giu 2019, 21:48

l'angolino del sorriso


Notte fonda. Un ladro entra di soppiatto in una casa.
Attraversa quatto quatto il salotto quando, improvvisamente sente una voce possente:
- Attento! Dio ti guarda!
Poi, silenzio.
Il ladro impietrito comincia a sudar freddo. Ora però sembra che sia tutto tranquillo. Il ladro ricomincia a muoversi quatto quatto. Ma, improvvisamente, ecco di nuovo quella voce:
- Attento! Dio ti guarda!!!
Il ladro adesso suda copiosamente e si guarda intorno terrorizzato. In un angolo scuro vede però una gabbia. E nella gabbia un pappagallo.
- Ahhh, bastardo! Ma allora eri tu a dire che Dio mi guarda!!!
- Sì... - risponde il pappagallo con noncuranza.
Il ladro, tira un sospiro di sollievo e ormai tranquillizzato gli chiede:
- Come ti chiami bastardo d'un pennuto?
- Fiorenzo...
- Ma che nome del cavolo è Fiorenzo per un pappagallo?!? - sghignazza il ladro - Chi è l'idiota che ti chiamato così?
- Lo stesso idiota che ha chiamato "Dio" il pitbull...

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 18 giu 2019, 22:09

In questi momenti così turbolenti, assorbiti
dagli avvenimenti che ci vedono diventati tutti
degli strateghi salvatori della Patria, mi è venuta
alla mente una vecchia poesia che i vecchi di un
tempo sapevano a memoria e che ironicamente
attaccava l'atteggiamento di chi
spingeva il popolo all'azione, senza parteciparla.


ARMIAMOCI E PARTITE!


« Ah, siete voi? Salute o ben pensanti,
In cui l’onor s’imbotta e si travasa;
Ma dite un po’, perché gridate "avanti!"
E poi restate a casa?

Perché, lungi dai colpi e dai conflitti,
Comodamente d’ingrassar soffrite,
Baritonando ai poveri coscritti
"Armiamoci e partite?"

Partite voi, se generoso il core
Sotto al pingue torace il ciel vi diede.
O Baiardi, è laggiù dove si muore
Che il coraggio si vede,



Lorenzo Stecchetti

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