spigolando spigolando

Discussioni di vario genere riguardanti l'istruzione, la cultura, la letteratura o poesia.
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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 8 ago 2019, 9:16

Ironia: arma vincente nella societa’ e toccasana per una vita a colori


Fu Freud che per primo ha analizzato la valenza ironica nel comportamento umano e la sua valutazione psicologica non si distanzia dalla ironia filosofica, che parte da una capacità autoironica, che serve per iniettare una dose dubitativa nella persona con cui si dialoga.

Che cosa è l’ammissione di ignoranza di Socrate se non l’abbattimento di ogni certezza per pervenire ad una verità più consapevole?

L’ignoranza socratica serve per mettere l’interlocutore nella possibilità di rivisitare le proprie idee, rianalizzarle e trovare nuove risposte che, ahimè, si davano per scontate. L’ironia, che è pure la capacità di ridere delle proprie convinzioni, da a chi la pratica una connotazione di simpatia umoristica, forse momentaneamente destabilizzante, ma che certamente porta ad una sdrammatizzazione benevola di quegli atteggiamenti saccenti di tante persone, afflitte da stupida delirante onnipotenza e che, se invece imparano ad usarla, possono recuperare la propria dimensione umana, fatta di umiltà e scevra da ogni residuo di superiorità intellettuale. Come dice Fulvio Fiori, noto autore di aforismi, “l’ironia è il sale della vita, il pepe, il pinzimonio; è il colore essenziale della gioia del distacco, della capacità di ridere, di sorridere, di guardare le cose da un punto di vista disincantato; l’ironia consente di non aderire al dramma, consente di sdrammatizzare, per l’appunto, di alleggerire, di guardare i problemi appesi a un palloncino, il che aiuta sicuramente a risolverli”.

L’ironia è sempre bonaria e mai cattiva, altrimenti sfocerebbe nel sarcasmo che, diversamente, tende alla ridicolizzazione ed alla annientamento del dialogante. Al contrario, deve essere adoperata con intenti migliorativi e mai dispregiativi. L’ironia aiuta a conoscersi e conoscere meglio e, laddove riesce a far ridere anche delle proprie posizioni valutative (ridersi addosso), facilita i rapporti umani, che devono poggiare su una parità intellettuale e mai su una pretesa superiorità.

Ecco perché Freud sosteneva che “l’uomo ridendo si libera da inibizioni e rimozioni, mette temporaneamente a tacere l’istanza della censura, offre una valvola di sfogo all’aggressività”. L’ironia va supportata da un sorriso, che non è quello di chi mostra semplicemente i denti ma di chi, con dolcezza, bussa con discrezione ad una porta e non la sfonda per entrare con prepotenza. L’ironia è certamente un’arma vincente per chi vuole aprirsi agli altri e non abbrutirsi nella presunzione della propria autosufficienza. Ovviamente deve essere una ironia naturale, deve appartenere al proprio abito mentale e mai forzata, per semplice esibizione caratteriale, questa sì che infastidisce perché non poggia su una profondità di pensiero ma sulla vacuità del nulla. Riepilogando è ironico chi prende coscienza dei propri limiti, chi non si prende troppo sul serio, chi sa applicarla su sé stesso (autoironia), chi sa che le proprie idee sono discutibili e suscettibili di modifica.

Il contrasto aprioristico, la battuta tagliente, l’intolleranza verbale, lo sguardo sprezzante ed una antipatica presunzione sono i sintomi di una società che ha perduto il senso dell’ironia.

Aldo di Mauro*

*Scrittore, poeta, filosofo

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 8 ago 2019, 9:25

LE CARICHE

Trilussa


- Perché - chiese la Volpe ar Re Leone -

avete messo un Lupo a la Giustizzia?

Pe' le Pecore è un guajo, e la notizzia

j'ha fatto una bruttissima impressione:

ché er Lupo, quanno batte la campagna,

tante ne vede e tante se ne magna.

- E' inutile che fai l'umanitaria,

- je rispose er Leone - ché a la fine

tu sai quer ch'hanno detto le Galline

quanno t'ho nominata fiduciaria...

Se un Re guardasse er sentimento interno

de chi ariva ar potere, addio Governo!

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 11 ago 2019, 8:41

Perchè ci vogliono le regole in una società civile...



C’era una volta un complesso di sette strumenti musicali: erano un pianoforte, un violino, una chitarra classica, un flauto, un sassofono, una cornetta e una batteria.

Vivevano nella medesima stanza, ma non andavano d’accordo. Erano così orgogliosi che ognuno pensava di essere il re degli strumenti e di non aver bisogno degli altri. Non solo, ma ciascuno voleva suonare le melodie che aveva nel cuore e non accettava di eseguire uno spartito. Tutti ritenevano ciò una imposizione intollerabile che violava la loro libertà di espressione.

Quando al mattino si svegliavano ognuno cominciava a suonare liberamente le proprie melodie e per superare gli altri usava i toni più forti e violenti. Risultato: un inferno di caotici rumori.

Una notte capitò che la batteria non riuscisse a chiudere occhio per il nervoso. Per passare il tempo cominciò a scatenarsi con le sue percussioni. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Per la prima volta tutti gli strumenti si trovarono d’accordo su una cosa: la decisione di andare ognuno per conto suo.

Stavano per uscire quando alla porta bussò una bacchetta con uno spartito in cerca di strumenti da dirigere.

Parlando con garbo e diplomazia chiese loro di fare una nuova esperienza, quella di suonare ognuno secondo la propria natura, ma con note, ritmi e tempi armonizzati.

“Con un occhio guardate lo spartito, con l’altro i miei cenni, dopo che avrò dato il via, disse la bacchetta”.

Un po’ perché erano molto stanchi del caos in cui vivevano, un po’ per la curiosità di fare una nuova esperienza, accettarono.

Si misero a suonare con passione dando ognuno il meglio di se stesso e con una obbedienza totale alla bacchetta… magica.

A mano a mano che andavano avanti si ascoltavano l’un l’altro con grande piacere. Quando la bacchetta fece il cenno della fine un’immensa felicità riempiva il loro cuore: avevano eseguito il famoso Inno alla gioia di Beethoven.


Morale della favola:

L'essere umano non e' nato per vivere da solo, dunque per vivere in una comunita' sono importantissime le regole che comportano diritti e doveri. La liberta' assoluta non puo' che andare a ledere la liberta' degli altri, per cui e' necessario trovare dei compromessi affinche' si rispettino gli altri ed al tempo stesso gli altri rispettino noi,

Da qui l'importanza dell'insegnamento dell'educazione civica, sin dai primi mesi di vita da parte dei genitori , della scuola e della comunita'.

Chi urla forte pretendendo i propri diritti in genere e' proprio chi i diritti degli altri li calpesta, accecato dal proprio IO nemmeno se ne rende conto...

Come chi racconta tutto fiero che la fa in barba allo stato evadendo, non si rende conto che lo stato sono gli altri ed arreca loro danni, magari al proprio vicino che tanto gli e' simpatico e che non riesce a tirare a fine mese ma paga fino all'ultimo soldo le proprio tasse.

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 11 ago 2019, 9:06

"L'ESEMPIO" secondo Erasmo da Rotterdam"
serpeggia, contagiando un numero infinito di uomini...."""

Nell'Elogio della pazzia, Erasmo dice:
[...]""""Colui che afferra il timone dello stato si fa amministratore del pubblico non dei suoi privati, non deve allontanarsi neppur di un mignolo dalle leggi, delle quali lui è autore ed esecutore, deve rispondere lui della correttezza dei suoi amministratori . Lui solo infatti è continuamente esposto agli occhi di tutti e, come un astro benigno, con la sua integrità, può influire molto favorevolmente sulle cose umane, e può anche, come funesta cometa, recar la più grande rovina; chè dei vizi di privati non ci si risente allo stesso modo, ne si diffondono con ugual virulenza, laddove Lui si trova in tal posizione che, per poco che si allontani dal retto, immediatamenteil suo malo esempio serpeggia contagiando un numero infinito di uomini

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 11 ago 2019, 10:24

LIBERTA'

Parola IMPORTANTE, parola che ti consente di dire
e scrivere ciò che pensi, ovviamente con il giusto
rispetto del pensiero altrui, e aggiungerei anche
quel tantino di "buon gusto" e di "buon senso" che
ti limita ma non ti "vieta"
In poche parole la libertà va difesa da tutti, non è
nè di destra nè di sinista,ma qualcuno a volte con
il suo cattivo gusto e la sua maleducazione riesce a
mettere a rischio le altrui libertà....

Libertà (Trilussa)

La Libbertà, sicura e persuasa
d’esse’ stata capita veramente,
una matina se n’uscì da casa:
ma se trovò con un fottìo de gente
maligna, dispettosa e ficcanasa
che j’impedì d’annà’ libberamente.

E tutti je chiedeveno: - Che fai? -
E tutti je chiedeveno: - Chi sei?
Esci sola? a quest’ora? e come mai?...
- Io so’ la Libbertà! - rispose lei -
Per esse’ vostra ciò sudato assai,
e mò che je l’ho fatta spererei...

- Dunque potemo fa’ quer che ce pare... -
fece allora un ometto: e ner di’ questo
volle attastalla in un particolare...
Però la Libbertà che vidde er gesto
scappò strillanno: - Ancora nun è affare,
se vede che so’ uscita troppo presto!

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 12 ago 2019, 8:27

DIDITÌ, O IL DROGATO DA TELEFONINO (Stefano Benni)


Creatura recentemente apparsa ma ormai tristemente nota. Il suo dramma
non è il cellulare, ma la dipendenza, cioè il non saper rinunciare al telefonino
nei luoghi più improbabili e nelle situazioni più scomode. Per questa ragione è
detto DDT, ovvero Drogato Da Telefonino.
Ad esempio, il DDT è appena entrato nel bar e il cellulare trilla mentre sta
bevendo un cappuccino. Il DDT continua a bere con la destra e risponde con la
sinistra, oppure intinge il cellulare nella tazza e si attacca una brioche
all'orecchio.
Va alla toilette telefonando, e dentro si odono rumori molesti, sciabordio, e
schianti dovuti alla difficoltà di compiere certe operazioni con una mano sola.
Spesso quando esce ha il cellulare grondante e strane macchie sui pantaloni.
Inoltre ogni anno circa duemila telefonini spariscono in turche o gorghi
porcellanati. Una leggenda metropolitana li vuole clonati e usati dai ratti di
fogna al posto della comunicazione ultrasonica.
Il DDT risponde in qualsiasi situazione, posizione, e occasione. La sua
prerogativa è infatti "l'effetto Colt": non può sentire un trillo senza estrarre di
tasca l'arma, vive sempre all'erta come un pistolero, risponde velocissimo non
solo al trillo del suo cellulare, ma anche a quello del vicino, al trillo della cassa,
ai trilli dei telefoni in televisione e, in campagna, anche al canto dei grilli.
Ma soprattutto due sono le situazioni in cui la nevrosi del DDT esplode in tutta
la sua violenza.
La prima è quando è a una tavolata di ristorante e ha lasciato il cellulare nel
cappotto. Udendo il trillo fatidico, che riconosce tra gli altri come il vagito del
primogenito, balza sul tavolo, calpesta antipasti, rovescia sedie, ribalta tavoli e
parte come una belva verso l'attaccapanni. Qua butta in aria pellicce e cappotti
altrui, a volte per far prima li squarcia con un coltello, infila la mano nella
fodera, sbaglia tasca, bestemmia e raggiunge il cellulare non appena questo ha
smesso di trillare. A questo punto lo porta con sè sul tavolo, parcheggiandolo
vicino al piatto. Dopodichè lo osserverà con odio tutta la sera, perché il
cellulare resterà silenzioso, e suonerà solo una volta rimesso nel cappotto.
Un altro evento che mette in crisi il cellularista DDT è quando si accorge che
nel locale il telefonino non riceve il segnale. Questo lo atterrisce come se gli si
fermasse lo stimolatore cardiaco. Il DDT inizia a percorrere in lungo e in largo
la stanza, striscia contro i muri, sale sui tavoli, salta come un canguro alla
disperata ricerca di un segno di vita della sua creatura. Spesso si può vedere il
DDT in una delle seguenti posizioni:

a. modello "Statua della libertà", in piedi sul tavolo col telefonino innalzato
verso il soffitto;
b. modello "Gogna", con mezzo busto fuori della finestra, braccio proteso e
mezzo congelato;
c. modello "Frontiera", deambulante avanti e indietro attraverso la porta, in un
vortice di spifferi e proteste;
d. modello "Fisherman", col cellulare legato a una canna da pesca infilata nello
spioncino dell'aerazione in alto a destra;
e. modello "Delega", nervosissimo dopo aver pagato un ragazzino perché gli
tenga il cellulare fuori del locale. La percentuale di restituzione è del cinquanta
per cento, ma pur di avere il telefonino in funzione, il DDT corre questo rischio;
f. modello "Eremita", seduto sul cesso tutta la sera perché lì è l'unico punto
dove riceve.

Che tipo di importante conversazione impegna il cellularista DDT? Quasi
sempre è difficile stabilirne la logica e soprattutto la necessità.
Ne facciamo qui alcuni esempi, riportando solo le frasi del cellularista, e
lasciando alla vostra fantasia la parte dell'interlocutore.

Telefonata progettuale

Sì io sto qui, tu dove sei?
Ah, e dopo dove vai?
Ho capito, allora ci sentiamo stasera?
No stasera non lo so, perché tu dove vai?
Sì forse vengo anch'io, ma tu ci sei?
Allora stasera ti chiamo per sentire se ci sei, se no mi dici dove sei, se no dove
sei domani.
Sì, domani io sto qua, tu vai via o stai qua?
Se vado via chiama che ti raggiungo. Se no ti chiamo io per dirti che non vengo
e che è inutile che chiami.
Senti e per le vacanze dove vai?
No io non torno là, tu ci torni?
Beh magari ti telefono se decido che torno, se no se decidi che torni mi chiami
tu.
Va bene, sì ciao, ciao.
Senti, e a capodanno cosa fai?
Ad libitum.

Conversazione irosa

Che c...o vuoi?
Dove c...o eri ieri sera?
E io che c...o ci posso fare?
Di’ che vada a fare in c..o lui e tutta la sua baracca.
Non ci penso nemmeno, c...i tuoi.
Certo, ciao amore, a stasera, amore (bacetto)

Conversazione urgente di lavoro


Sono Borghi, c'è il dottor Lamanna?
Lamanna? No, sono Borghi, vorrei il dottor Lamanna.
Dottor Lamanna, sono Borghi... Ah non è lei, me lo può passare da lì?
Sono sempre Borghi, santodio mi può passare Lamanna?
Scusi ma è un'ora che dite che mi passate Lamanna, me lo passate o no?
Borghi, sono Borghi, perdio!
Come "cosa voglio?". Voglio il dottor Lamanna!
Lamanna? Ah ciao, sono Borghi, scusa ti posso richiamare tra un'oretta che
adesso ho da fare?

Conversazione strategica

Nerio, sono Augusto, se senti questo messaggio nella segreteria del cellulare
lascia un messaggio nella segreteria di casa mia perché adesso vado a fare la
sauna e lì il cellulare non funziona però quando esco ti chiamo e se trovo il tuo
cellulare spento ti lascio un messaggio a casa per dirti se prendo il treno dove
mi puoi chiamare dalle otto e trenta alle nove perché dopo cominciano le
gallerie, ma posso anche chiamare io la tua segreteria telefonica dicendoti
dove sarò in albergo oppure se mi si scarica il cellulare chiamami tu in
segreteria a casa che cerco di fare un trasferimento di chiamata, e se non ci
riesco ti lascio in segreteria un numero dove puoi lasciarmi un messaggio dove
dici a che ora hai il cellulare acceso così ti chiamo.

Conversazione di mercato

Nico sono qua al negozio ma la camicia verde a righe grandi non ce l'hanno.
Ce l'hanno a righine verdi piccole, chiare...
Piccole quanto non saprei, diciamo come un capello.
Che ne so se è un capello mio o un capello tuo, comunque non hanno la taglia
cinquantaquattro.
Non so se va bene il cinquantadue, senti non hai un metro per misurarti il
collo, misuratelo e poi richiama e mi devi anche aiutare a comprare i formaggi.

Conversazione - truffa

(fatta da un uomo con una bionda vistosissima al fianco)
Gina sei tu?
Ciao cara, senti non rientro stasera, sono ancora a Milano, la riunione è stata
più lunga del previsto.
Che tempo fa a Milano? (imbarazzo) beh, che tempo vuoi che faccia a Milano...
I rumori? Ah sì, sono nello studio dell'avvocato Gambetta, siamo in una pausa.
Te lo saluto sì. Avvocato (rivolto al barista stupito) mia moglie la saluta.
Va bene amore, ci vediamo domattina, ma tu dove sei, in casa?
Certo amore che sono a Milano ma insomma ti fidi o no?
Un bacio cara, scusa cos'è questa musica di sottofondo?
Lo stereo della camera da letto?
Scusa cara ma noi non abbiamo lo stereo nella camera da letto.
Come l'hai comprato stamattina? Guarda cara non fare la furba che in dieci
minuti... in un'ora d'aereo piombo lì e sono c...i eh! Va bene, va bene, mi fido,
se non ci si fida allora è inutile.
Certo che sono a Milano, fidati.
Scusa, che marca è lo stereo che avresti comprato?

Conversazione affrettata

Scusa Nino ma mi si sta scaricando la batteria devo dirtelo in fretta mi ha
telefonato il portinaio che la nonna è morta dovresti andare su da lei al terzo
piano e sfondare la porta ma sta’ attento che c'è una gran puzza di gas e già
che ci sei guarda nel garage se c'è l'auto perché il portinaio m'ha detto anche
che stanotte li hanno forzati tutti, com'è andata la chemioterapia stamattina, e
scusa un'ultima cosa, cosa sta facendo l'Inter?

(da Bar Sport duemila, Feltrinelli editore)

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 12 ago 2019, 12:17

Le opinioni

Gli esseri umani si distinguono dalle formiche perché hanno la facoltà di esprimere le proprie opinioni più o meno liberamente e che non tutti hanno la stessa opinione di fronte allo stesso fatto. Questa facoltà evidentemente non è concessa alle formiche.
Ma ci sono esseri umani che hanno il cervello da formiche. Questi ultimi hanno la pretesa che tutti dovremmo pensarla allo stesso modo : cioè come loro, cioè come formiche.

A. Einstein

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 12 ago 2019, 18:10

LA SINCERITA' NE LI COMIZZI

Trilussa


Er deputato, a dilla fra de noi,
ar comizzio ciagnede contro voja,
tanto ch'a me me disse: - Oh Dio che noja!-,
Me lo disse: è verissimo, ma poi

sai come principiò? Dice: -È con gioja
che vengo, o cittadini in mezzo a voi,
per onorà li martiri e l'eroi,
vittime der pontefice e der boja!-

E, lì, rimise fòra l'ideali,
li schiavi, li tiranni, le catene,
li re, li preti, l'anticlericali...

Eppoi parlò de li principî sui:
e allora pianse: pianse così bene
che quasi ce rideva puro lui!

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 13 ago 2019, 9:52

Laicità , la grande fraintesa

..]Poche parole e pochi concetti sono fraintesi come laico e laicità, cosi spesso evocati a sproposito nella discussione
etico politica sempre più immemore non solo dell’illuminismo e del pensiero liberale, ma anche del vangelo, che
insegna a discernere ciò che spetta a Dio e ciò che spetta a Cesare.
Laico non significa affatto , come spesso impropriamente si dice e ignorantemente si presuppone, l’opposto di
“cattolico” e non indica, di per sé, né un credente né un agnostico o un ateo.
Laicità non è un contenuto filosofico, bensì un ambito mentale, la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che invece è oggetto di fede-a prescindere dall’adesione o meno a tale fede- e di distinguere le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, per esempio quelle della Chiesa e quelle dello stato, ciò che, appunto secondo il detto evangelico, bisogna dare a Dio e ciò che bisogna dare a Cesare.
La laicità è l’attitudine critica ad articolare il proprio credo filosofico o religioso secondo regole e principi logici che non possono essere condizionati nella loro coerenza, da nessuna fede perché in tal caso si cadrebbe in un torbido pasticcio, sempre oscurantista. In tal senso la cultura, anche una cultura cattolica, se è tale è sempre laica, così come la logica – quella di San Tommaso d’Aquino o di un pensatore ateo – non può non affidarsi a criteri di razionalità e così come la dimostrazione di un teorema, anche se fatta da un santo della Chiesa, non può non obbedire alle leggi della matematica.
Molti pensatori religiosi hanno spesso dato esempi altissimi di questa chiarezza, di questa esigenza di rispettare la ragione e le sue frontiere. Uno dei più grandi laici che ho conosciuto è stato Arturo Carlo Jemolo, maestro di diritto e di libertà, cattolico fervente, il quale sapeva che il Vangelo può ispirare una visione del mondo e dunque muovere l’animo a creare una società più giusta, ma non può tradursi direttamente in articoli di legge, come pretendono gli aberranti fondamentalisti di ogni specie.
Religiosissimo e radicalmente laico, Jemolo aveva un senso profondo e intransigente della distinzione tra Stato e Chiesa, tra ciò che spetta all’uno e ciò che spetta all’altra; non a caso, avversava nettamente il finanziamento pubblico della scuola privata.
Laicità significa tolleranza, dubbio rivolto pure alle proprie certezze, autoironia, demistificazione di tutti gli idoli, anche dei propri; capacità di credere fortemente in alcuni valori, sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili. Laicità significa fare i conti con le scelte e con le rinunce implicite in ogni scelta, non confondere il pensiero e l’autentico sentimento – che è sempre rigoroso – con la convinzione fanatica e con le viscerali reazioni emotive. Essa costituisce una profonda moralità e si oppone sia al moralismo inacidito, e sempre fazioso sia alla disinvoltura etica.[..]

Brano tratto dal libro “La storia non è finita” cap.2
di Claudio Magris

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 13 ago 2019, 9:58

l'angolino del sorriso...


Un tizio entra in un ristorante, al momento
dell'ordinazione chiede patatine, insalata ed un pollo,
alla fine del pranzo chiama il cameriere per
chiedere il conto, giunto dal cliente il cameriere
chiede se il pranzo era stato di suo gradimento,
il cliente dice al cameriere, non è mia abitudine
lamentarmi pero',.... a questo punto il cameriere
interrompendo il cliente dice: lo so, lo so, le
patatine erano senza sale, ed il cliente:
si erano un po’ insipide ma veramente
non era per questo che volevo lamentarmi, ma...
il cameriere interrompendolo nuovamente dice: lo so,
lo so, il pollo forse era un pochetto crudo... allora il
cliente esclama: un pochetto crudo?... si è mangiato l'insalata!!!!

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