spigolando spigolando

Discussioni di vario genere riguardanti l'istruzione, la cultura, la letteratura o poesia.
Avatar utente
grazia
Messaggi: 444
Iscritto il: 10 giu 2019, 7:53

Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 19 nov 2019, 11:48

[b]L'angolino del sorriso[/b]


Una madre entra nella camera della figlia e la trova vuota con una lettera sul letto; presagendo il peggio apre la lettera e legge quanto segue:

Cara mamma,

mi dispiace molto doverti dire che me ne sono andata col mio nuovo ragazzo.

Ho trovato il vero amore e lui, dovresti vederlo, è così carino con tutti i suoi tatuaggi, il piercing e quella sua grossa moto veloce.

Ma non è tutto, mamma: finalmente sono incinta e Abdul dice che staremo benissimo nella sua roulotte in mezzo ai boschi!

Lui vuole avere tanti altri bambini e questo è anche il mio sogno!

E dato che ho scoperto che la marijuana non fa male, noi la coltiveremo anche per i nostri amici, quando non avranno la cocaina e l’ecstasy di cui hanno bisogno.

Nel frattempo spero che la scienza trovi una cura per l’AIDS così Abdul potrà stare un po’ meglio: se lo merita!

Non preoccuparti mamma, ho già 15 anni e so badare a me stessa.

Spero di venire a trovarti presto così potrai conoscere i tuoi nipotini.

La tua adorata bambina!

.......
……..
…….
………
………..

P.S.: tutte palle, mamma!

Sono dai vicini.

Volevo solo dirti che nella vita ci sono cose peggiori della pagella che ti ho lasciato sul comodino!

Ti voglio bene!

Avatar utente
grazia
Messaggi: 444
Iscritto il: 10 giu 2019, 7:53

Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 20 nov 2019, 9:45

Com’era Gabriele D’Annunzio?

Poeta, narratore, drammaturgo, demagogo, aviatore, marinaio, viveur, leader, millantatore, precursore dell’era mediatica, chi era veramente?

di Michele Penza

Avevo da poco imparato a leggere ed era il Natale del 1936 quando qualcuno mi regalò una grossa scatola triangolare metallica di biscotti nella quale, dopo averli mangiati, ci ho lungamente conservato i soldatini e perciò mi ricordo bene che recava sul coperchio con una calligafia a grossi caratteri inclinati una dedica autografa che recitava testualmente: “Questi vostri novissimi biscotti sono veramente deliziosi. Sono troppo squisiti per me. Vi ringrazio e vi lodo.” F.to Gabriele D’Annunzio, marinaio".

Questa piccola sviolinata promozionale che allora non mi diceva nulla e costituiva per me un esercizio ripetitivo di lettura oggi a ripensarci mi fa sorridere perché mi accende una lucetta sugli ultimi anni che D’Annunzio, ormai divenuto monumento di sé stesso, che ha trascorso nello splendido isolamento della sua villa di Gardone, attento a preservare il suo mito e al contempo a rimediare mezzi di sussistenza, senza mai rinunciare al suo aristocratico aplomb.

Marinaio! Negli ultimi tempi, non so per quale capriccio, si firmava sempre così, ma avrebbe potuto farlo in tanti altri modi, che so, poeta, scrittore, drammaturgo, soldato, aviatore, viveur, opportunista, profeta, leader carismatico, politico e quant’altro. E’ stato, o ha desiderato di essere, tutte queste cose ed altre ancora.

Per una analisi critica dei suoi testi letterari e una valutazione approfondita delle sue gesta, militari e non, dovete chiedere ai cattedratici ed agli storici di professione. A me, che non sono maestro di alcuna cosa e tutto al più potrei aspirare ad iscrivermi alla corporazione dei cantastorie, interessa solo l’uomo perché si è trattato veramente di un soggetto singolare. Di fronte a un personaggio quale D’Annunzio si presenta, così originale e così ricco di contraddizioni eppure costruito da sé stesso con tanta rigorosa e potente determinazione, tra le varie curiosità che mi si affacciano intendo proporvene qui solo una, che per me è fondamentale. Sicuramente egli fu il primo fenomeno mediatico della società italiana, un precursore, ma l’uomo, Gabriele, dietro la facciata com’era veramente?

Certamente un uomo del suo tempo, anche se diverso da tutti gli altri. Una personalità più ricca, dai colori forti, così da spiccare fra tante altre figure sbiadite. Mi riferisco soprattutto alle molteplici esperienze culturali vissute attingendo a piene mani dai grandi del passato e dalle nuove correnti letterarie e artistiche che venivano dalla Francia, dalla Germania, dall’Inghilterra, e all’uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione. Di suo metteva l’enfasi, la buona conoscenza dei classici, la grande sensibilità ad ogni sollecitazione dei sensi in una lettura globale dove il bello e il godimento si sovrapponevano sino a coincidere.

Fu un attore che recitava sempre? Certamente fu anche un grande istrione. Che recitasse sempre è possibile ma non mi sembra si possa affermarlo con certezza. E’ difficile recitare tutta una vita senza neppure credere nella validità del copione che abbiamo deciso di recitare, o senza che la maschera finisca col diventare un tutto uno con il volto.
E le donne, tutte quelle donne di cui si circondò fino alla vecchiaia e che cantò nelle poesie, per le quali scrisse i suoi romanzi, le amò veramente?

Probabilmente no, che se amore intendiamo come donazione di sé agli altri, come disponibilità ad annullarsi per l’amato, Gabriele era oppo occupato ad amare sé stesso per amare così una donna. Certo le desiderò, se ne circondò, le usò persino qualche volta, se ricche, se influenti, se famose. E anche di quel mare di persone che lo osannarono, che nella vita conobbe e frequentò, molti erano i visitatori ma ben pochi gli amici che gli rimasero accanto in vecchiaia. In realtà non poteva non essere essenzialmente un solitario un narciso egocentrico quale lui era.

Col denaro non ebbe mai un buon rapporto. Ne guadagnò tanto e ne spese molto di più. La necessità di trovarne lo assillò per gran parte della sua vita perché non accettava di vivere consumando solo il necessario. Considerava questo un accettare la mediocrità. Un uomo degno di questo nome doveva stare nel lusso e godere del superfluo: fu un pessimo debitore e un cliente da non raccomandare ad alcun fornitore, ma sempre con stile e con signorilità, non fu mai un gaglioffo. Fu molte volte insolvente, mai truffatore. I suoi detrattori insinuano che la passione interventista in occasione del conflitto mondiale sia stata adeguatamente attizzata da mezzo milione di franchi francesi o da analoghi argomenti del governo italiano dell’epoca. Potrebbe anche esserci qualcosa di vero ma, se mercenario lo fu, in nessuna guerra si ricorda un mercenario così bravo, così efficace nell’escogitare e poi realizzare operazioni militari capaci di colpire la fantasia dei combattenti, di galvanizzare i compagni di lotta e umiliare gli avversari.

Volare fino a Vienna solo per compiere un gesto dimostrativo, sorvolando le Alpi con aerei di legno e di tela, o affrontare su un guscio la squadra navale austriaca che non era flotta da operetta, non furono cose da mediocri o da vigliacchi. Lasciamo stare i superuomini e simili baggianate. ma in tali occasioni Gabriele dimostrò che sotto il frac del damerino da salotto celava in petto un pezzo di scoglio del nativo Abruzzo. Se volessimo usare una espressione del nostro tempo, che è tempo di volgarità, diremmo che aveva gli attributi. E’ vero, li aveva, perché non riconoscerglielo?

Certamente fu oratore efficace e grande comunicatore. Padroneggiava molto bene la lingua che persino arricchì con diversi neologismi. Conosceva l’arte della persuasione e possedeva la capacità di suscitare l’entusiasmo al punto di riuscire a convincere alcune migliaia di uomini che avevano già fatto una guerra logorante, e frustrante per l’esito, a riprendere le armi per motivi ideali, giusti o sballati che fossero, e a correre a prendere Fiume per conservarla all’Italia. Valutare questi comportamenti come azioni motivate principalmente dal denaro appare ingiusto e poco credibile. Gabriele amava il denaro perché aspirava fortemente a godere di una libertà assoluta, gli serviva come mezzo per ottenere quella, e non gli bastava mai perché di quella era inebriato.

Fu anche poeta? Sì. Non grandissimo e non in tutte le occasioni, perché ha scritto molto e spesso senza una vera ispirazione, ma non mancano versi dell’Alcione o righe del Notturno, ad esempio, quelle scritte in condizione di sofferenza e di infelicità, che attingono sicuramente alla poesia e non occorre essere critici o specialisti per comprenderlo. Ci arrivo anch’io. Dirò pure che le ‘Novelle della Pescara’ sono tra i racconti italiani che amo di più.

I suoi rapporti con il regime fascista non sono forse ancora stati rivisitati con rigore storico e con obiettività. E’ rimasta una zona d’ombra, una cortina di nebbia che cominciò a manifestarsi già all’epoca in cui la popolarità del Comandante, come si faceva chiamare dai suoi Uscocchi fiumani, rischiava di oscurare quella di Mussolini. Negli ultimi anni della sua vita i due si rispettavano a vicenda senza azzannarsi mai, ma è difficile negare a D’Annunzio una certa qual dignità di comportamento anche sotto questo profilo, cioè nei confronti del dittatore. Sicuramente non era uno disposto a piegare la schiena e di tipi così c’era grande scarsità allora più di adesso. Altro punto per Gabriele!

Concludendo il discorso sull’uomo mi resta forse solo questo da dire, che valutata la personalità di Gabriele nelle sue poderose contraddizioni e nei suoi molteplici aspetti, ritengo si possa tutti convenire su un giudizio complessivo di segno non del tutto negativo, pur costretti come ci sentiamo ad ammettere che di personaggi così clamorosi uno per secolo ci basti ed avanzi.

Avatar utente
grazia
Messaggi: 444
Iscritto il: 10 giu 2019, 7:53

Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 20 nov 2019, 9:58

A dir la verità anche a me "l'uomo" D'annunzio non è mai stato molto simpatico, come poeta invece
ho sempre ricordato e preferito ......

La sera fiesolana

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s'attarda a l'opra lenta
su l'alta scala che s'annera
contro il fusto che s'inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.
Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe' tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l'acqua del cielo!
Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l'aura che si perde,
e su 'l grano che non è biondo ancora
e non è verde,
e su 'l fieno che già patì la falce
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.
Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!
Io ti dirò verso quali reami
d'amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l'ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s'incùrvino come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l'anima le possa amare
d'amor più forte.
Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!

Avatar utente
grazia
Messaggi: 444
Iscritto il: 10 giu 2019, 7:53

Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 22 nov 2019, 9:55

Giove diede all'uomo due bisacce
Esopo

Anna Mercurio

Morale della favola: Ecco spiegato il motivo per cui noi siamo ciechi alle nostre cattive abitudini, ma subito pronti a criticare ogni minimo errore degli altri.


A dimostrazione del fatto che spesso l'uomo riesce a vedere soltanto le carenze negli altri mentre è cieco quando di tratta di guardare se stesso, il poeta, scrittore e favolista greco, Esopo, ci ha fornito una sua spiegazione che forse a qualcuno potrà sembrare fantasiosa ma che sicuramente rende ottimamente l'idea.

Un giorno Giove dispose che ogni uomo portasse addosso due bisacce, una davanti sul petto e l'altra di dietro alle spalle. La borsa da mettere davanti venne riempita di tutti i vizi e difetti degli altri uomini, mentre l'altra da portare dietro fu imbottita dei vizi e difetti dello stesso portatore.

Ora, siccome noi sappiamo che i vizi e i difetti dell'uomo sono davvero tanti, per cui, essi appesantiscono detti "fardelli", da quel giorno, per poter camminare più leggeri (e quindi cercare di levarsi da dosso quante più pecche possibili), l'umanità ha preso l'abitudine di andare a curiosare nella "tasca degli altri" situata davanti a sé, dato che nella sua, posta alle spalle, non gli è possibile guardarci dentro.

Avatar utente
grazia
Messaggi: 444
Iscritto il: 10 giu 2019, 7:53

Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 22 nov 2019, 10:08

A chi tanto e a chi gnente
***


Trilussa

Da quanno che dà segni de pazzia,

povero Meo, fa pena, è diventato

pallido, secco secco, allampanato,

robba che si lo vedi scappi via.

***

Er dottore m’ha detto: “È ‘na mania,

che nun se pò guarì: lui s’è affissato,

d’èsse un poeta, d’èsse un letterato,

ch’è la cosa più peggio che ce sia”.

***

Dice ch’er gran talento è stato quello

che j’ha scombussolato un po’ la mente

pe via de lo sviluppo der cervello.

***

Povero Meo! Si invece d’èsse matto

fusse arimasto scemo solamente,

chi sa che nome se sarebbe fatto.

Avatar utente
grazia
Messaggi: 444
Iscritto il: 10 giu 2019, 7:53

Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 23 nov 2019, 11:04

Carattere

dal Dizionario Filosofico di Voltaire

Dal greco, impressione, impronta. È ciò che la natura ha impresso in noi. Possiamo cancellarlo? Che grosso problema. Se io ho il naso storto e due occhi da gatto, potrò nasconderli con una maschera. Ma posso fare altrettanto con il carattere che la natura mi ha dato? Un uomo nato violento, facile ad infuriarsi, si presenta davanti a Francesco I, re di Francia, per protestare contro un sopruso; il volto del re, il contegno rispettoso dei cortigiani, il luogo stesso in cui si trova, fanno una profonda impressione su quest’uomo; macchinalmente abbassa gli occhi, addolcisce la sua rude voce, presenta umilmente la sua richiesta; lo si crederebbe tanto mite quanto (almeno in quel momento) lo sono i cortigiani fra i quali si trova, sconcertato; ma se Francesco I conosce le fisionomie, scoprirà facilmente nei suoi occhi bassi, ma accesi da una cupa fiamma, nei muscoli tesi del viso, nelle labbra serrate, che quell’uomo non è così mite com’è costretto ad apparire. Quell’uomo lo segue a Pavia, vien fatto prigioniero con lui, e con lui condotto in prigione a Madrid; la maestà di Francesco I non fa più su di lui la stessa impressione; egli si familiarizza con l’oggetto del suo rispetto. Un giorno, cavando gli stivali al re, e tirandoli male, fa arrabbiare Francesco I, inasprito dalla sua sventura; il nostro uomo manda al diavolo il re e butta gli stivali dalla finestra.

Sisto V era nato petulante, testardo, altero, impetuoso, vendicativo, arrogante: questo carattere sembra farsi più mite nelle prove del noviziato. Ma appena comincia a godere di qualche credito nel suo ordine, s’infuria contro un guardiano e quasi lo accoppa a forza di pugni; inquisitore a Venezia, esercita il suo incarico con insolenza; eccolo cardinale, posseduto dalla «rabbia papale»; questa rabbia gli fa vincere la sua natura; seppellisce nell’oscurità la sua persona e il suo carattere: si atteggia ad umile, si finge moribondo. Viene eletto papa: questo restituisce alla molla, che la politica aveva piegato, tutta la sua elasticità a lungo compressa: adesso è il più fiero e il più dispotico dei sovrani.

Naturam expellas furca, tamen ipsa redibit.

La religione, la morale mettono un freno alla forza del naturale: non possono distruggerla. L’ubriacone in un chiostro, ridotto a un mezzo bicchiere di sidro per pasto, non si ubriacherà più, ma penserà sempre con desiderio al vino.

L’età indebolisce il carattere; è un albero che non produce più che qualche frutto degenere, ma sempre della stessa natura: si copre di nodi e di musco, diventa tarlato, ma resta sempre una quercia o un pero. Se potessimo cambiare il nostro carattere, ce ne daremmo uno e saremmo padroni della natura. Ma possiamo, noi, darci qualcosa? Non riceviamo tutto? Cercate di spingere un indolente ad una attività continua, di smorzare con l’apatia l’animo bollente dell’impetuoso, d’ispirare il gusto per la musica e la poesia a chi manca di gusto e d’orecchio: non riuscireste meglio che se tentaste di ridare la vista a un cieco nato. Noi perfezioniamo, mitighiamo, nascondiamo quel che la natura ha messo in noi; ma non ci mettiamo niente.

Si dice a un coltivatore: «Avete troppi pesci in questo vivaio; non potranno prosperare; troppo bestiame nei vostri prati e troppa poca erba: dimagrirà.» Dopo questa esortazione si arriva al fatto che i lucci mangiano metà delle carpe del nostro uomo, e i lupi metà dei suoi montoni; quello che resta vivo ingrassa. Si rallegrerà della propria economia? Questo campagnolo sei tu; una delle tue passioni ha divorato le altre, e tu credi d’aver trionfato di te stesso. Non somigliamo quasi tutti a quel vecchio generale di novant’anni che, incontrati alcuni giovani ufficiali mentre facevano un po’ di chiasso con delle donnine allegre, urlò loro infuriato: «Signori, è forse questo l’esempio che io vi do?»

Avatar utente
grazia
Messaggi: 444
Iscritto il: 10 giu 2019, 7:53

Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 23 nov 2019, 11:22

La crisi de coscenza


Trilussa


La crisi de coscenza pò succede
da un dubbio che te rode internamente:
come ridà la fede a un miscredente,
pò rilevalla a quello che ce crede.

In politica è uguale. Quanta gente,
che ciaveva un principio in bona fede,
s'accorge piano piano che je cede
e je viè fora tutto differente?

Te ricordi de Checco er communista
che voleva ammazzà de prepotenza
tutta la borghesia capitalista?

Invece, mò, la pensa a l'incontrario:
e doppo quarche crisi de coscenza
s'è comprato un villino a Monte Mario.

Avatar utente
grazia
Messaggi: 444
Iscritto il: 10 giu 2019, 7:53

Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 26 nov 2019, 10:04

La Buona Scuola è quella di Giovanni Gentile

Diego Fusaro

Si può certo dire quel che si vuole di Giovanni Gentile, criticarlo a fondo sia politicamente sia filosoficamente: mostrare i suoi errori nelle scelte politiche, evidenziare i suoi limiti nella pur grande e originale “riforma” che egli tentò della dialettica di Hegel. Come tutti i grandi pensatori, anche Gentile, pensando in grande, commise anche grandi errori. Gentile resta un grande, nonostante la sua adesione al fascismo.

Resta, poi, il fatto che, oltre a essere, con Gramsci, il più grande pensatore italiano del Novecento, Gentile ci ha lasciato un dono meraviglioso, per il quale dovremmo essergli eternamente grati: il Liceo classico. Come spesso accade, ci si accorge dell’importanza di una realtà a cui siamo abituati solo allorché essa comincia a venire meno, come accade quando manca l’aria: così è per il Liceo classico, la migliore scuola del mondo, concepita dal Gentile ministro dell’Istruzione, fautore della migliore riforma della scuola di cui il nostro Paese abbia ad oggi beneficiato; riforma, certo, discutibile finché si vuole, se si considera che già Gramsci, non senza buone ragioni, la accusava di classismo. Riforma discutibile finché si vuole, sì, ma pur sempre la migliore di cui questo Paese abbia beneficiato.

Resta, d’altro canto, il fatto che il Liceo classico ha reso possibile la superiorità culturale di intere generazioni di liceali italiani rispetto ai loro coetanei di tutto il mondo (provate ad andare in Germania o in Francia per accorgervene). Con l’insegnamento del latino e del greco, ma poi anche con il nobile progetto di formare uomini in senso pieno, unendo tra loro la paideia greca, la raison illuministica e la Bildung romantica, il liceo classico ideato da Gentile resta un unicum nel panorama mondiale e oggi, possiamo dirlo, una vera e propria forma di resistenza al generalizzato “cretinismo economico” (Gramsci) che la cosiddetta mondializzazione sta esportando in ogni angolo del pianeta: cretinismo in forza del quale sempre meno si pensa e sempre più si calcola, in un desolante paesaggio in cui il greco e il latino, la filosofia e l’arte sono liquidati come “inutili” (sic!) dalla stolida ragione calcolatoria che pretende di essere la sola sorgente di senso. Noto, per inciso, che in Spagna hanno già, nei licei, sostituito la filosofia con la finanza!

Il grande dono che Giovanni Gentile ci ha lasciato è ciò che oggi gli “specialisti senza intelligenza” (Weber) dei nuovi governi di centro-destra e di centro-sinistra stanno distruggendo: il latino e il greco, la storia dell’arte e della letteratura saranno presto sostituiti dall’inglese e dalla finanza, dal management e dall’impresa. La barbarie è alle porte e si presenta, con tono rassicurante, come “Buona Scuola“, proprio come i bombardamenti si chiamano “missioni di pace” e i colpi di stato finanziari si chiamano “governi tecnici”. Orwell era un dilettante: la realtà ha superato la fantasia, facendo apparire normale e plausibile l’inimmaginabile. La barbarie oggi imperante impone di valutare tutto sulla base del solo criterio dell’utilità, alla cui luce la filosofia e l’arte, la teologia e la storia risultano, evidentemente, indegne di essere coltivate e studiate. La stupidità non ha limiti.


Stiamo, in effetti, assistendo alla distruzione pianificata del liceo e dell’università, tramite quelle riforme interscambiabili di governi di destra e di sinistra che, smantellando le acquisizioni della riforma della scuola di Gentile del 1923, hanno conformato – sempre in nome del progresso, della modernizzazione e del superamento delle antiquate forme borghesi – l’istruzione al paradigma dell’azienda e dell’impresa (debiti e crediti, presidi managers, informatica e inglese in luogo del latino e del greco, e mille altre amenità coerenti con la ristrutturazione capitalistica della scuola). La situazione è, davvero, tragica ma non seria.

Anche un bambino si può accorgere di come i continui tagli dei finanziamenti destinati alla cultura (o, in forma complementare, il foraggiamento a flusso continuo delle eterogenee forme dell’ “idiotismo specialistico”) rispondono essi stessi a un programma politico opportunamente mascherato dietro le leggi anonime dell’economia.


Il silenziamento di ogni prospettiva critica viene oggi ottenuto non più tramite il ricorso alla violenza nelle sue forme dirette e plateali, dal rogo di Bruno e di Vanini alle torture dei non ortodossi di ogni tempo, bensì tramite la rimozione delle risorse necessarie per sopravvivere: vale a dire secondo un modo che – cifra della violenza come categoria economica immanente del capitalismo – rende in larga parte invisibile tanto l’azione dei carnefici quanto la sofferenza delle vittime. Il potere nichilistico della finanza e del capitale deve tagliare ogni testa pensante, sostituendola con il cretinismo economico delle teste calcolanti: la distruzione del liceo classico è una tappa fondamentale di questo criminale processo oggi in corso.

Il capitale non vuole vedere teste pensanti, esseri umani dotati di identità culturale e di spessore critico, consapevoli delle loro radici e della falsità del tempo presente: vuole vedere ovunque il medesimo, cioè atomi di consumo senza identità e senza cultura, in grado di parlare unicamente l’inglese dei mercati e della finanza.

Avatar utente
grazia
Messaggi: 444
Iscritto il: 10 giu 2019, 7:53

Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 26 nov 2019, 10:29

Ieri mattina 25/11/2019 avevo impostato l'articolo di fusaro sulla scuola di Gentile che stamani non c'era più , mistero! opera dello Spirito Santo o di qualche parrocchiano? Comunque l'ho rimesso con la speranza di ritrovarlo domani..........democraticamente sperando. Grazia

Avatar utente
grazia
Messaggi: 444
Iscritto il: 10 giu 2019, 7:53

Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia » 26 nov 2019, 10:40

LA MODESTIA DER SOMARO
Trilussa (Carlo Alberto Salustri)

— Quello che te fa danno è la modestia:
— disse un Cavallo a un Ciuccio — ecco perché
nun sei riuscito a diventa una bestia
nobbile e generosa come me! —

Er Ciuccio disse: — Stupido che sei!
S'io ciavevo davero l'ambizzione
de fa' cariera, a 'st'ora già sarei
Ministro de la Pubblica Istruzzione!

Rispondi