spigolando spigolando

Discussioni di vario genere riguardanti l'istruzione, la cultura, la letteratura o poesia.
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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da grazia » 6 lug 2019, 9:04

Pensierino:

" Coloro che sanno usare la parola giusta non offendono
mai nessuno, eppure dicono la verità. Le loro espressioni sono chiare
e non violente. Non si lasciano mai umiliare e non umiliano mai
nessuno...."

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da grazia » 7 lug 2019, 9:23

La Cecala d’oggi -
Trilussa

Una Cecala, che pijava er fresco
all'ombra der grispigno e de l'ortica,
pe' da' la cojonella a 'na Formica
cantò 'sto ritornello romanesco:
- Fiore de pane,
io me la godo, canto e sto benone,
e invece tu fatichi come un cane.
- Eh! da qui ar bel vedé ce corre poco:
- rispose la Formica -
nun t'hai da crede mica
ch'er sole scotti sempre come er foco!
Amomenti verrà la tramontana:
commare, stacce attenta... -
Quanno venne l'inverno
la Formica se chiuse ne la tana.
ma, ner sentì che la Cecala amica
seguitava a cantà tutta contenta,
uscì fòra e je disse: - ancora canti?
ancora nu' la pianti?
- Io? - fece la Cecala - manco a dillo:
quer che facevo prima faccio adesso;
mó ciò l'amante: me mantiè quer Grillo
che 'sto giugno me stava sempre appresso.
Che dichi? l'onestà? Quanto sei cicia!
M'aricordo mi' nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
e sai chi ce n'ha due? Chi se la leva.

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da grazia » 9 lug 2019, 17:16

Attrazione fatale

La guardo' per l'ennesima volta,indeciso. Era molto bella. Gli si avvicinò un po' intimidito, ammiro' la brillantezza dei suoi occhi,la lucentezza perlacea della sua pelle liscia e soda. Era la terza volta che passava davanti a lei ma la freddezza del suo sguardo lo raggelava e gli impediva di prendere quella benedetta decisione. Alla fine si fece coraggio, si avvicino al bancone e grido':< Mi pesi quella spigola, grazie>.

G.

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da grazia » 9 lug 2019, 17:56

L’elogio del dubbio

Vivere nel 3°millennio significa rendersi conto che l’uomo è sempre più disorientato ed
avverte un crescente bisogno di certezze, che acquietino il suo mal del vivere.
Credo che questo bisogno possa essere soddisfatto solo dall’amore per la conoscenza,
che spinge l’uomo a confrontarsi con i dubbi che abitano la sua mente.
Con l’atteggiamento del ricercatore, egli deve muoversi per trovare risposte esaurienti e
certe, ai dubbi che “minano”il suo precario equilibrio, ma che allo stesso tempo lo
costringono all’esercizio del pensiero, della riflessione.
Tant’è che spesso, coerentemente con tale “filosofia” apostrofo i miei amici così:
”Mi raccomando, regalate dubbi alle persone che amate, le costringerete a pensare.”
Molti evitano di raccogliere la provocazione, qualcuno accetta la sfida.
La mia esperienza mi ha insegnato che il dubbio è il catalizzatore della mente, il
compagno discreto di viaggio sulla via di una scelta che possiamo sempre riformulare in
relazione alla crescente consapevolezza.
Il dubbio è il buon senso dell’intelligenza, l’incertezza che sbuffa, nella speranzosa
attesa di diventare certezza.
Nel mio lavoro, dove pratico anche “attività di ricerca” (medicina dell’evidenza), non
rinuncerei mai ad assaporare il gusto del dubbio che si insinua già subito dopo la
conquista dell’apparente ultima scoperta, gusto che si rinnova ogni volta che la presunta
e definitiva verità, viene superata dalla successiva.
Sostengo la necessità del dubbio e accetto di spaziare all’interno dei precari confini che
esso traccia, a patto di ampliarli , per superarli ancora.
Amo il dubbio, quando non lo odio.
Il dubbio è la manifestazione delle tante facce che appartengono alla maschera umana.
Il dubbio è la titubanza della verità, ma anche il diritto alla indipendenza, è cautela ma
anche azzardo. Il dubbio è tutto ed il contrario di tutto.
Il dubbio è un vettore temporale, cioè il tempo che il dardo tirato dall’arco impiega per
cadere dove, come e quando ancora non è dato sapere.
E’una sensazione che frena, limita, modula la nostra azione rendendola però più
perspicace, intrigante, mirata; è una sfida all’attesa, è camminare sulla corda posta a
cinque metri da terra. Il dubbio alimenta la curiosità, la ricerca di percorsi alternativi.
Il dubbio costringe l’uomo a produrre conoscenza.
Filosofi remoti e contemporanei, nonché uomini di cultura, hanno spesso affrontato
questo tema, esprimendo il loro pensiero.
Dott. Lucio Varzi


“il dubbio genera saggezza” (Cartesio)

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da grazia » 10 lug 2019, 7:52

Da UTOPIA di Tommaso Moro

SUL LAVORO

[i""]Eliminate queste pericolose aberrazioni, create leggi per cui quelli che hanno distrutto i villaggi siano costretti a ricostruirli, oppure la proprietà dei terreni passi nelle mani di chi s'impegna a farlo. Non permettete ai più ricchi di comprare tutte le terre e controllare monopolisticamente il mercato. Fate che non vi siano così tante persone mantenute nell'ozio, ridate fiato all'agricoltura e all'artigianato della lana affinché chi è ridotto in povertà dalla mancanza di lavoro, o chi si da all'ozio e al vagabondaggio, possa guadagnarsi da vivere onestamente: in caso contrario, prima o poi, diventeranno tutti ladri. Se non risolverete questi enormi problemi sarà inutile appellarsi a una giustizia severa, perché questa è più spettacolare che giusta o efficace. Far su che i vostri giovani crescano nell'ozio e nella corruzione, permettendo che fin dalla più tenera età siano avvelenati a poco a poco dal vizio, per poi volerli punire quando sono adulti, non è forse, ti domando, come crescerli ladri per poi impiccarli?""
[/i]

Commento a cura di Alessandra Benenati

La mancanza di lavoro è un problema che ha da sempre caratterizzato la maggior parte dei Paesi e, come afferma Moro nella sua Utopia, questo dilemma è il primo e importante sintomo di un malfunzionamento nell’organizzazione dello Stato; bisogna che il governo si occupi seriamente di inserire ogni individuo nel mondo del lavoro, a partire dai giovani, educandoli a faticare per guadagnarsi da vivere e impedendo loro che intraprendano strade sbagliate. Chiaramente, è necessaria anche la volontà del singolo cittadino per far sì che questo piano vada a buon fine, per cui collaborazione tra Stato e popolo diventa un binomio inscindibile. La conquista del lavoro deve quindi diventare una garanzia, per assicurare all’uomo la conquista della propria dignità, poiché un uomo senza lavoro è in balia dei vizi e degli ozi; quella dignità che conduce tutti a rispettare le regole propinate dai governi, in quanto il popolo gode della situazione di benessere collettivo in cui si trova, senza ricorrere ad atti di delinquenza o vandalismo per crearsi uno spazio ideale. Del resto, anche la Costituzione Italiana, nel suo primo articolo, sancisce che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, lavoro che diventa sia un dovere, per risollevare le sorti di uno Stato, che un diritto, che garantisce al cittadino di ottenere un’esistenza serena fondata sul benessere e sulla legalità.

""“Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere.”" _Thomas More

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da grazia » 11 lug 2019, 8:21

COLPO DI FULMINE...

La guardava estasiato, l'aveva tanto desiderata,
che quasi quasi non credeva ai suoi occhi. Ed
invece si, Lei era li accanto a lui splendida ,
desiderabile come non mai. Il suo aspetto reso
possente dalla sua sfolgorante bellezza
lo intimidiva, gli incuteva quasi un senso di
timore e di inadeguatezza. Quante notti aveva
trascorso insonne, con quel chiodo fisso nella
testa, “la voglio, la voglio” “la faro' mia a
qualunque costo", a "qualunque prezzo”. Quanti
giorni aveva trascorso in sua adorazione mentre
Lei sdegnosa e indifferente esibiva la sua bellezza
davanti a tutti. L'abbraccio' ancora una volta con
lo sguardo, consegno' l'assegno al concessionario,
mise in moto e con un rombo feroce, quasi un urlo
di felicita' volò via con la sua Yamaha....

Grazia

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da grazia » 11 lug 2019, 8:23

Della gentilezza


Oggi vorrei scrivere qualcosa di veramente impopolare, per cui parlerò della gentilezza. Della sua prematura e così poco rimpianta scomparsa.
La defunta non richiedeva sacrifici particolari e nemmeno eroismi. Solo un po’ di educazione e, prima ancora, di umanità. Era una forma mentale. Talvolta ipocrita, e però utile ad ammorbidire le asprezze della vita quotidiana. Grazie, prego, passi pure, mi scusi,
ma si figuri, non me n’ero accorto, ha bisogno?, c’era prima il signore, non si preoccupi, disturbo? Ciascuna di queste espressioni, e dei gesti che spesso le accompagnavano, era una pennellata di grasso
sugli ingranaggi esistenziali. Un balsamo che non migliorava le cose, ma consentiva di affrontarle per
quel che erano, senza dovervi aggiungere lo sconforto che sempre ci assale quando abbiamo la sensazione di andare contromano.
Forme sporadiche di gentilezza sopravvivono nei rapporti sentimentali, almeno nella prima fase. Per quanto, anche lì. Tracce residue si ravvisano in piccole comunità non ancora divorate dall’individualismo dei diffidenti e dei disperati. Non si hanno notizie sicure di altri avvistamenti. A dire il vero, qualcuno che provi a essere gentile ogni tanto lo si incontra relazioni umane sia ancora possibile mettersi nei panni degli altri è considerata bizzarra. Ma non me ne vengono
in mente di migliori per uscire da una crisi che ha spolpato i portafogli solo perché da tempo aveva già corroso i cuori.

Massimo Gramellini

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Gasiot
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da Gasiot » 11 lug 2019, 9:32

grazia ha scritto:
11 lug 2019, 8:23
Della gentilezza


Oggi vorrei scrivere qualcosa di veramente impopolare, per cui parlerò della gentilezza. Della sua prematura e così poco rimpianta scomparsa.
La defunta non richiedeva sacrifici particolari e nemmeno eroismi. Solo un po’ di educazione e, prima ancora, di umanità. Era una forma mentale. Talvolta ipocrita, e però utile ad ammorbidire le asprezze della vita quotidiana. Grazie, prego, passi pure, mi scusi,
ma si figuri, non me n’ero accorto, ha bisogno?, c’era prima il signore, non si preoccupi, disturbo? Ciascuna di queste espressioni, e dei gesti che spesso le accompagnavano, era una pennellata di grasso
sugli ingranaggi esistenziali. Un balsamo che non migliorava le cose, ma consentiva di affrontarle per
quel che erano, senza dovervi aggiungere lo sconforto che sempre ci assale quando abbiamo la sensazione di andare contromano.
Forme sporadiche di gentilezza sopravvivono nei rapporti sentimentali, almeno nella prima fase. Per quanto, anche lì. Tracce residue si ravvisano in piccole comunità non ancora divorate dall’individualismo dei diffidenti e dei disperati. Non si hanno notizie sicure di altri avvistamenti. A dire il vero, qualcuno che provi a essere gentile ogni tanto lo si incontra relazioni umane sia ancora possibile mettersi nei panni degli altri è considerata bizzarra. Ma non me ne vengono
in mente di migliori per uscire da una crisi che ha spolpato i portafogli solo perché da tempo aveva già corroso i cuori.

Massimo Gramellini
il testo è bello ,ma è scritto da uno che non è affatto gentile nei suoi editoriali giornalieri e velenosi sul corriere della sera .ma quello è solo il mestiere con il quale si guadagna da vivere , in realtà potrebbe essere davvero una persona gentile ma sconosciuta
“Se un uomo è uno stupido, non lo emancipi dalla sua stupidità col mandarlo all'università. Semplicemente lo trasformi in uno stupido addestrato, dieci volte più pericoloso.”
DESMOND BAGLEY

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heyoka
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da heyoka » 11 lug 2019, 10:21

Rispondo a Gasiot con un vecchio proverbio:
Tra il dire e il Fare......

Un grazie sempre e comunque alla amica Grazia, per le sue perle.

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da grazia » 12 lug 2019, 8:49

ER SERRAJO: ER COMIZZIO


Trilussa

Un Leone rinchiuso in una gabbia,
in der vedé da un finestrino aperto
er celo e er mare, aripensò ar deserto
e ar tempo che sdrajato su la sabbia
liberamente, senza tante noje,
passava le giornate co’ la moje.
E ripensò ar tramonto: quanno pare
che er sole, rosso rosso come er foco,
scivoli giù dar celo e a poco a poco
finisce che se smorza drento ar mare.
Pe’ chi patisce de malinconia
questa è l’ora più peggio che ce sia!
— Ero libbero, allora! Ero felice!
— barbottava scocciato. — E mó bisogna
che stia rinchiuso e faccia la carogna
sotto le granfie d’una Domatrice,
che specula su tutto e che se serve
puro de la ferocia de le berve!
Se me volesse veramente bene
nun me farebbe fa’ tante sciocchezze
a furia de bacetti, de carezze,
d’allisciamenti e de tant’artre scene!
La solita politica! D’artronne
questo è er vecchio sistema de le donne.
Er Domatore? È peggio! Io solamente
conosco la ferocia der cristiano
quanno m’insegna co’ la frusta in mano
a sfonnà er cerchio e a salutà la gente:
«Oplà! Nerone! Un altro salto! Alé!…»
Bella maniera de trattà li Re!
Ho detto Re, purtroppo! ma oramai
m’accorgo che divento piano piano
sovrano come er popolo sovrano
che viceversa nun commanna mai.
Guai se nun faccio quer che vonno loro!
Guai se m’impunto! Guai se nun lavoro!
Tra l’antre cose ha scritto sur programma
che un giorno ho divorato un domatore!
No, nun è vero affatto! È un impostore!
Lo possino ammazzallo in braccio a mamma!
È ‘na reclame che se fa ‘sto micco
pe’ venne più bijetti e fasse ricco.
E in questo nun ce sta la convenienza!
Fintanto che le fiere serviranno
a fa’ guadagnà l’ommini, saranno
come le fiere… de beneficenza.
È un’infamia! un sopruso! una vergogna!
Bisogna fa’ ‘no sciopero, bisogna! —
Una Scimmia che intese ‘sto discorso
je disse: — Ma perché nun fai in maniera
de fa’ un complotto assieme a la Pantera,
a la Jena, a la Tigre, ar Lupo e all’Orso?
Perché nun cerchi de riavé la stima,
l’indipennenza che ciavevi prima?
Tu che sei Re, padrone d’un deserto,
co’ quer nome che ciai, nun t’hai da mette
a fa’ li giochi e a fa’ le pirolette
come un artista de caffè-concerto,
come un vecchio pajaccio de mestiere…
Che speri? d’esse fatto cavajere?
No, amico, qui è questione d’amor propio;
finché ‘ste buffonate le fo io
che so’ una Scimmia, è er naturale mio:
vedo un omo, lo studio e lo ricopio;
lo ricopio e pe’ questo so’ sicura
de facce ‘na bruttissima figura.
E lo stesso succede ar Pappagallo,
che ammalappena sente ‘na parola
che dice un omo, je s’incastra in gola
e se spreme e se sforza pe’ rifallo…
Discorre come lui, ma nun c’è ucello
più scocciante e più stupido de quello! —
E siccome la Scimmia, da la rabbia,
aveva arzato un po’ de più la voce,
tutte quell’antre bestie più feroce
fecero capoccella da la gabbia:
— Bene! Brava! — strillaveno — Ha raggione!
Viva la libbertà! Morte ar padrone!
— Zitti! — disse er Leone che capiva
che quello era er momento più propizzio
pe’ pijà la parola e fa’ er comizzio —
È inutile che dite abbasso o evviva:
le ribbejone fatte co’ li strilli
se rimetteno ar posto co’ tre squilli.
Bisogna fa’ sur serio e arivortasse
contro ‘sto sfruttatore propotente!
E questo l’otterremo solamente
co’ l’organizzazzione de la Classe:
ammalappena se saremo uniti
co’ le bestie de tutti li partiti!
Ma prima ch’incominci la battaja,
se fra de voi ce fusse un animale
che pe’ quarche raggione personale
vô restà sottomesso a ‘sta canaja,
che se faccia escì er fiato, parli avanti,
senza che poi ciriòli come tanti —
Un Ciuccio, che ciaveva l’incombenza
de porta la carnaccia ner Serrajo,
capì er latino, e disse con un rajo
che aveva già perduta la pazzienza:
— Io — fece — sarò er primo a daje addosso!
Lo possino scannallo a mare rosso!
Io, doppo tutto, so’ lavoratore,
fatico, soffro assai, ma quer bojaccia
come m’aricompensa? A carci in faccia!
In che modo me paga? cór tortore!
Poi m’ammazza e me scortica, pe’ via
che fa er tamburo co’ la pelle mia!
Defatti, certe sere, quanno sento
er rataplan che fanno li sordati,
ripenso a li somari scorticati
che so’ serviti a tutto er reggimento…
Sarò pazziente, sì: ma nun sopporto
che me la soni puro doppo morto!
Per cui m’associo ne la ribbejone:
ma prima vojo avé la sicurezza
che me levate er basto e la capezza:
se qui se tratta de trovà un padrone
che me la crocchia come quelo vecchio,
resto co’ questo e bona notte ar secchio! —
La Lupa disse: — E io ch’ho dato er latte
ar primo Re de Roma? È pe’ via mia
se bene o male c’è la monarchia:
ma l’Omo, invece, quante me n’ha fatte?!
M’ha chiuso in gabbia e ha messo fòra er detto
che magno come un lupo! Ber rispetto!
Doveva avé un riguardo pe’ la balia
der primo Re che fece Roma! E invece…
— Ma questo — disse l’Orso — nun fa spece!
Puro quelli che fecero l’Italia
mó campeno sonanno l’orghenetto
co’ le ferite e le medaje in petto!
— Io, — disse allora er Cane — nu’ lo nego,
je so’ fedele, affezzionato… e come!
je so’ amico davero! Ma siccome
me tratta come un cane, me ne frego
de pijamme li carci da ‘st’ingrato!
M’arivorto pur’io! Mor’ammazzato!
— E farai bene! —j’arispose er Gatto —
Io che so’ ‘n animale indipennente
m’affezziono a la casa solamente,
ma no ar padrone che nu’ stimo affatto;
o monarchico o prete o socialista,
l’Omo è stato e sarà sempre egoista.
— E io — disse la Tigre — ciò er dolore
che lui me paragoni e me confonna
er core mio cór core de la donna
ch’ammazza er fijo pe’ sarvà l’onore!
So’ una tigre, è verissimo, ma io
nun assassino mica er sangue mio!
— Nun posso fa’ la rivoluzzionaria
perché so’ la reggina de l’ucelli;
— strillò l’Aquila nera — io, come quelli
che stanno in arto e viveno per aria,
vedo le cose sempre tale e quale…
— Purtroppo! — disse l’Orso — Questo è er male!
In arto nun se sentono li lagni,
in arto nun se vedeno le pene,
da quel’artezza lì, tutto va bene!
Poveri e ricchi, tutti so’ compagni!
Bisogna scegne pe’ conosce a fonno
tutte le birbonate de ‘sto monno!
— Che diavolo volete che m’importi
— barbottava la Jena clericale —
dell’Omo e der benessere sociale?
Io vivo solamente su li morti,
e a chi me dice: io soffro, j’arisponno
che la felicità sta all’antro monno. —
Un povero Majale ammaestrato,
che spesso entrava in gabbia cór Leone
pe’ fa’ convince er pubbrico ******
ch’er Re de la Foresta era domato,
se fece escì un rumore da la gola,
domannò scusa e prese la parola:
— L’idea de ‘st’uguajanza nun pô regge.
Voi direte ch’io pijo le difese
de la moderna società borghese
che me stima, m’ingrassa e me protegge,
e che, co’ la scusante der preciutto,
permette che me ficchi da per tutto.
Nun è pe’ questo. Io dico: se domani
viè ammessa l’uguajanza, diventate
tutti compagni, sì: ma nun pensate
ch’er cane vorrà vede tutti cani,
er sorcio vorrà vede tutti sorci,
e io, questo s’intenne, tutti porci!
— Io benedico l’Antenato mio
— fischiò er Serpente — che minchionò l’Omo
quanno je disse che magnanno er pomo
sarebbe diventato eguale a Dio.
L’Omo, sempre ambizzioso e interessato,
lo prese e ciarimase buggerato.
Ma lui che cià le scuse sempre pronte,
quanno Iddio, pe’ punillo der peccato,
je disse che se fusse guadagnato
er pane cór sudore de la fronte,
fece l’occhietto e disse a la compagna:
«Se nun trovi chi suda nun se magna!»
Apposta c’ è chi resta a bocca asciutta
e chi magna pe’ quattro: ar proletario,
che suda assai, j’amanca er necessario,
mentre, invece, er padrone che lo sfrutta
senza sversà una goccia de sudore,
magna, fuma, s’intoppa e fa er signore.
— Questo è er vero peccato origginale!
— strillava er Coccodrillo socialista —
Morte a la borghesia capitalista!
Evviva la repubbrica sociale!
Evviva… — E chi lo sa ch’avrebbe detto
se nun se fusse inteso un orghenetto.
Era l’avvisatore che sonava
una marcia qualunque, solamente
pe’ ridunà più pubbrico, e la gente,
chiamata dar motivo, c’imboccava.
— Zitti e a stasera! — disse la Pantera.
E tutti j’arisposero: — A stasera!

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