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La mobilitazione per la petizione contro gli F35, promossa da Sbilanciamoci e dalla Rete italiana disarmo e appoggiata da gran parte del mondo pacifista, ha avuto il grande merito non solo di riaprire il dibattito pubblico sul problema delle spese militari,  rimettendo  in scena la grande generosa filiera della cultura pacifista del nostro Paese, ma soprattutto ha evidenziato la contraddizione gigantesca che c’è tra la politica dei sacrifici sociali e gli impegni nazionali di spesa militare. Bisogna continuare su questa strada: non è possibile che là dove dovrebbe essere utile tagliare non si tagli e invece si vada giù con la mannaia su pensioni, salari, trasferimenti agli enti locali. Il governo Monti  e il ministro della Difesa Di Paola incarnano a pieno titolo questa contraddizione e Di Paola la rende ancora più evidente quando, dovendo fare i conti col piano generale di tagli alle spese dei ministeri, risolve la questione degli F35 proponendo un piccolo taglio – 30, forse 40 sui 131 caccia previsti nel piano di acquisto  –  senza per altro chiarire tempi e modalità della riduzione.

E’ l’intero programma degli F35 invece che va tagliato: perché è il programma di armamenti più inutilmente costoso della storia, con una costante lievitazione dei costi, criticato per questo dagli stessi ambienti militari del Pentagono, e dunque asciuga risorse come un’idrovora. Poi perché mai come in una fase di tagli a tutto quello che significa conforto e tutela per i settori più deboli della società, l’utilizzazione delle risorse pubbliche deve avere questa fondamentale e indiscutibile priorità: la spesa sociale. Perché infine, aspetto di primo piano, è un programma dichiaratamente di guerra, che contrasta con le finalità che la Costituzione italiana assegna alle Forze Armate.

Di Paola non ha nessuna intenzione di operare seri tagli agli armamenti perché l’idea che il ministro ha del nuovo modella della Difesa li prevede, li enfatizza come strumento strategico, li implementa come spesa centrale. Tuttavia adesso deve affrontare anche il tema del taglio ed è bene che debba continuare a fare i conti con una tale richiesta che viene da una parte importante della società.

Per questo la partita sulle spese militari per noi rimane aperta, la discussione e l’attenzione politica al problema mantengono tutta la loro importanza.

Sel, che ha promosso fin  dal settembre scorso una raccolta di firme per la riduzione delle spese militari,  ha appoggiato l’iniziativa di Sbilanciamoci d Rete disarmo e le firme che ha raccolto in questi mesi confluiranno nella raccolta  generale. Per tutti questi motivi Sel, come è spiegato in un comunicato del Coordinamento nazionale, aderisce alla giornata di mobilitazione del 25 febbraio intitolata “Centro piazze contro gli F35”.

Un programma di armamenti che noi vogliamo cancellare completamente.


Elettra Deiana

SEL - SEL News

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