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L’ennesimo sondaggio in bemolle deve averlo convinto che è tempo di agire. In una sola notte (anzi – ha precisato – in tre ore o poco più) Berlusconi ha imbracciato la lira (nel senso dello strumento musicale) e sfornato nientemeno che il nuovo inno del Popolo della Libertà: “Grande la voglia di votare / la voglia di cambiare l’Italia che verrà / noi siamo il popolo della libertà…”

Il fatto è che tutta ’sta voglia di votare paiono non averla né il popolo della libertà né i popoli di tutti gli altri partiti. Che, messi insieme, fanno la metà esatta degli italiani. Altro che nuovo inno, nuovo simbolo, nuovo nome. Qui per riconquistare la fiducia della gente serve ben altro. Ci vorrebbe una trasfusione dalla società civile di energia, e di idee, e financo di rabbia...

Servirebbe buttare giù il condominio litigioso della cosiddetta Seconda Repubblica per edificarne uno più snello, dalle fondamenta solide e le pareti in cristallo. Modificare codici e linguaggi, superare le barriere ideologiche per azzannare i problemi autentici del Paese reale. Proporre facce fresche, un concetto innovativo di impegno sociale intonato ai valori della legalità, distante dai condizionamenti paralizzanti delle solite, polverose consorterie.

Invece di là c’è il nuovo inno del pidielle, e le tessere false, e la Lega slegata coi suoi ammuffiti slogan razzisti. Di qua il Veltroni che si mangia l’articolo 18 e le varie fazioni che si sbranano fra loro. In mezzo i professori (ogni giorno un po’ meno tecnici e un po’ più politici) che al razzolare preferiscono il predicare, perdipiù con abbondanti dosi di arroganza.

E la nuova legge elettorale; e le riforme istituzionali, se mai si faranno? Null’altro che un abile trucco tramite cui perpetuare la gestione del potere secondo le vecchie logiche. “Troviamo l’accordo su un nuovo sistema di voto, facendo in modo da rafforzare pidielle e pidì, poi torniamo a darci battaglia. O, perlomeno, fingiamo”. Come prima, più di prima: tanto movimento per non cambiare nulla… Storia vecchia. Un po’ come il celebre ‘facite ammuina’ (fate casino!) di borbonica memoria: “Tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora. Chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta. Tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio passann’ tutti p’o stesso pertuso. Chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘llà”.


Gabriele Sola

IdV - IdV News

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